lunedì 2 marzo 2015

martedì 24 febbraio 2015

Come nacquero i "gol alla Del Piero"

Lancio lungo sulla fascia. La prende Del Piero, il giovane ragazzo padovano che da qualche tempo gioca con ottimi risultati in prima squadra. Controlla il pallone e cerca di rientrare verso il centro dell'area. Lo prende in consegna Jurgen Kohler (tra l'altro ex Juve). Si sposta la palla col destro per fintare di andare di nuovo verso l'esterno, ma è appunto una finta. Rapido tocco di sinistro per trovare lo spazio necessario per la giocata; eccolo lo spazio: il tiro a giro d'esterno è imprendibile per qualsiasi portiere al mondo, che in queste circostanze coprono il primo palo mezzo metro in avanti dalla linea di porta.
Una condanna a morte per le squadre avversarie.
E' nato il gol alla Del Piero, un gol già visto nel campionato italiano, ma che necessitava della consacrazione europea nella Champions League.
Ah, due settimane dopo, altro gol identico alla Steaua Bucarest, il controllo su lancio di Ciro Ferrara è qualcosa di sublime.
Ah, tre settimane dopo il gol ai rumeni, gol su punizione ai Rangers, con una parabola che neanche Gesù Cristo...

Stasera si affronteranno di nuovo Juventus e Borussia Dortmund. Ma in campo, un'altro che fa le cose che faceva il 10 bianconero non c'è.


Il momento prima del tiro

venerdì 20 febbraio 2015

METEORE - Fabricio Coloccini

Titolo piuttosto banale, d'accordo. Comunque un modo semplice per parlare di quei giocatori che nel nostro campionato non hanno avuto fortuna e che a volte sono stati troppo frettolosamente etichettati come meteore (quando non come bidoni)...

Zaccardo, Costant, Zapata. No, ultimamente la difesa del Milan non è un bel vedere. Rimane un mistero come mai un giocatore come Fabricio Coloccini abbia giocato solo 2 partite durante la sua permanenza a Milano. Sicuramente non sarà un giocatore paragonabile al livello di gente come Nesta e Maldini ma sarebbe stato più utile di tanti mezzi figuranti che si sono alternati con la maglia rossonera negli ultimi anni. Il difensore argentino classe 1982, viene acquistato nel 1999 dal Milan quando ha compiuto 17 anni; giusto il tempo di collezionare due presenze in prima squadra col Boca Juniors e si trova subito catapultato in Italia. Il trasferimento è tribolato: il Milan trova l'accordo per il suo contratto solo con il padre-procuratore del giocatore e non col Boca Juniors; i rossoneri forti della volontà del giocatore lo strappano al club argentino ma la FIFA imporrà un risarcimento di 7,5 milioni (dati Transfermarkt).
Giocatore ovviamente tutto da formare sebbene dal talento evidente; arriva il prestito al San Lorenzo dove vince il Clausura 2001. Altre importanti esperienze in prestito nella Liga spagnola dove in tre anni gioca per Deportivo Alavés (dove fa registrare il primato di reti stagionali, 6), Atletico Madrid e Villareal. Al termine della stagione 2003-04 sembra pronto per imporsi anche in un campionato complesso come quello italiano. Invece colleziona la miseria di due presenze stagionali, inevitabile il trasferimento a metà stagione; questa volta la cessione è a titolo definitivo e ad aggiudicarselo è il Deportivo La Coruña. Rimane tre anni prima di venire acquistato dal Newcastle diventandone in breve tempo apprezzato giocatore e anche il capitano della squadra.
Sicuramente un buon esempio di un giocatore che non ha mai avuto la possibilità di dimostrare il suo indubbio valore, vittima di approssimazione e poca pazienza, eterni difetti del calcio italiano.


domenica 25 gennaio 2015

ANNIVERSARI - Kung fu Cantona


25 Gennaio 1995 - Il Crystal Palace ospita il Manchester United. Partita tesa, il nostro Eric Cantona viene espulso. Niente di strano, il caratterino del francese è ben noto e Richard Shaw ha l'unico scopo di fare uscire dai gangheri il talentuoso francese. Missione compiuta e Cantona si avvia verso gli spogliatoi tra gli insulti del Selhurst Park. Ma nelle prime file dello stadio c'è un ragazzo particolarmente agitato, Matthew Simmons. "Francese figlio di puttana". Quando è troppo è troppo, Cantona si alza in volo, BAM! Tacchetti in faccia a Simmons con un calcio volante a scavalcare la barriera tra tifosi e calciatori e tifosi. Mai nessuno si era spinto così oltre.


"Volevo compiacere i miei tifosi. Credo che sia un sogno di molte persone prendere a calci questo tipo di individui. L'ho fatto anche per loro (i tifosi), quindi sono felice. E' come se li avessi liberati. E' stato uno dei momenti salienti della mia carriera, una grande emozione".
Eric Cantona è anche questo...

domenica 18 gennaio 2015

COPPIE MAGICHE - Cafu & Candela

Precedenti puntate: Henry & Trezeguet

Per molti sono stati il segreto di Pulcinella della Roma che ha vinto lo scudetto nel 2001, una squadra che aveva tanti giocatori importanti tra centrocampo e attacco, ma che come terzini poteva schierare due giocatori fenomenali che le dirette concorrenti non avevano e che spesso hanno fatto la differenza: Cafu e Vincent Candela!

Marcos Evangelista de Moraes, per tutti Cafu, incarna alla perfezione il classico stereotipo del terzino brasiliano: ovvero quello che si fionda in avanti appena possibile e se poi la diagonale difensiva non è sempre perfetta, pazienza.
Anche perché poi quando a fine stagione si andavano a contare le reti create dalle galoppate travolgenti sulla fascia destra, spesso superavano quelle causate da amnesie difensive. Arriva in Italia molto tardi, nel 1997, quando Cafu compie 27 anni. Lo acquista la Roma di Franco Sensi e a valorizzarlo ci pensa Zdenek Zeman che con il suo classico 4-3-3 permette al giocatore brasiliano di esprimere tutte le sue qualità. Nato come attaccante esterno all'inizio della sua carriera, Cafu ha progressivamente arretrato il suo raggio d'azione fino a diventare un terzino destro molto offensivo. Soprannominato dai tifosi romanisti "Pendolino" per la sua velocità (il pendolino era il treno più veloce di qualche anno fa), è rimasto a Roma fino al 2003 quando a 33 anni passa al Milan. Si pensava che fosse un giocatore finito, invece ha giocato fino a 38 anni sempre dando un apprezzabile contributo (tant'è che i rossoneri dopo il suo ritiro non hanno mai trovato un sostituto all'altezza). Primatista di presenze con la nazionale brasiliana (142), due Mondiali vinti e il primato di tre finali disputate (dal 1994 al 2002, persa solo quella del 1998). Cafu ha ottenuto riconoscimenti importanti tra i quali l'inserimento nella hall of fame della Roma e la nomina nella squadra ideale degli anni 2000 redatta dal Sun, a conferma dell'impatto che ha avuto il brasiliano sul calcio mondiale.


Candela invece sulla fascia sinistra era il perfetto equilibratore della squadra. Molto intelligente tatticamente, fisico compatto e grande resistenza, queste le sue armi migliori
Candela durante la breve esperienza a
Messina, da notare lo sponsor Air Malta
sulla maglietta!
Il terzino francese era stato praticamente ceduto all'Inter e il giocatore aveva già dato il suo consenso all'operazione. Ma il mister Capello non ci pensa nemmeno di privarsi di una delle colonne della Roma, quindi Candela rinuncia al trasferimento. All'inizio il rapporto con i tifosi è parecchio deteriorato, ma dopo una serie di ottime prestazioni, il quasi trasferimento viene perdonato e il coro dedicato al terzino francese torna a risuonare all'Olimpico (olele, olala, Vincent Candela, Vincent Candela!). Nel gennaio 2005 finisce la sua esperienza romana, gioca per metà stagione in Inghilterra al Bolton, torna in Italia all'Udinese e al Messina, rimasto senza squadra nel 2007 si ritira, "il calcio è cambiato, adesso i calciatori sono tutti più alti, più rapidi e hanno meno cervello". La partita del suo addio al calcio si gioca a Roma, tra la squadra scudettata del 2001 e la Francia campione del mondo 1998 in uno stadio gremito che rende il giusto tributo al numero 32 romanista.

mercoledì 7 gennaio 2015

La rovesciata di Mauro Bressan


Se quel gol l'avesse fatto Del Piero o Baggio o Ronaldo sarebbe ricordato ogni settimana e probabilmente sarebbe nella sigla di presentazione delle partite di Champions League. Invece segnò Mauro Bressan da Valdobbiadene, operaio del pallone e uomo da 4 gol in serie A. Centrocampista nato nel 1971, cresciuto nelle giovanili del Milan, dopo una lunga gavetta in provincia (Como, Foggia, Cagliari e Bari) approda alla Fiorentina nel 1999. In quella squadra giocano campioni come Francesco Toldo, Manuel Rui Costa, Abel Balbo, Enrico Chiesa e Gabriel Batistuta, oltre ad onesti gregari del pallone tra i quali il nostro Bressan.


Il 2 novembre arriva al Franchi di Firenze il Barcellona di Figo, Rivaldo, Guardiola e Luis Enrique. Ma a mettersi in mostra è inaspettatamente il centrocampista italiano: al 14' del primo tempo, Chiesa attacca la difesa spagnola dal lato destro, cross respinto da Ronald De Boer, il pallone si impenna,  Jorg Heinrich vince il contrasto e la palla finisce a Bressan che non ci pensa due volte: da 25 metri insacca una rovesciata clamorosa! Il Franchi esplode e quello rimane il punto più alto della sua carriera. Dopo la Fiorentina giocherà con Venezia, Genoa e di nuovo Como, prima di chiudere con un esperienza di quattro anni in Svizzera, due anni col Lugano e due col Chiasso. Poco roba, ma non importa molto: gol come questi rimangono nella storia del calcio...