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lunedì 4 maggio 2015

AMARCORD - Real e Juve, tutti i precedenti

Puntata precedente: gli ex giocatori di Real e Juve

Dopo aver esaminato i giocatori che sono passati tra Real e Juventus, vediamo i precedenti tra i due club. 16 partite, 8 vittorie per il Real, 1 pareggio e 7 vittorie per i bianconeri. Curiosamente sono di meno i gol segnati dai Blancos (16) rispetto a quelli della Juve (18). Il primo confronto risale al lontano 1962 in occasione di un quarto di finale; il primo confronto si gioca a Torino, ma è subito vittoria Madrid grazie alla "Saeta rubia" Alfredo Di Stefano, al ritorno la Juve pareggia i conti grazie ad Omar Sivori. A quei tempi non esistevano i tempi supplementari, quindi la settimana dopo si gioca la partita di spareggio, ma la vittoria del Real è netta (1-3). Prime tre partite e tre vittorie fuori casa!

Prima dell'incontro successivo passano 24 anni quando le due squadre si ritrovano per un incontro di secondo turno. Le reti di Butragueno e di Cabrini danno le vittorie, ma ai rigori passano gli spagnoli.
Nel 1996 i bianconeri riescono nell'impresa di ribaltare la sconfitta dell'andata (1-0 gol di Raul), il Delle Alpi è una bolgia grazie ad Alex Del Piero (su calcio di punizione che passa beffardo in mezzo alla barriera) e a un preciso diagonale di Michele Padovano. Per la Juventus a fine stagione arriverà la vittoria della seconda coppa Campioni della sua storia!
La vittoria più importante è quella messa a segno dal Real nella finale del 1998. All'Amsterdam Arena i madrileni vincono per la settima volta la coppa dalle grandi orecchie grazie ad un gol di Predrag Mijatovic: l'attaccante serbo è rapidissimo a sfruttare uno sfortunato rimpallo generato da un violento tiro di Roberto Carlos. Mijatovic però parte da una posizione di fuorigioco, anche se in campo quasi nessuno se ne accorge; partita brutta, in particolare deludono i due campioni più attesi, Del Piero e Raul autori di prestazioni davvero anonime.

Mijatovic realizza il gol decisivo
Indimenticabile per la Juventus il ricordo delle semifinali 2003: il 2-1 dell'andata regalava ancora qualche possibilità, merito soprattutto del gol segnato da David Trezeguet a fine primo tempo; ma per passare il turno serviva una prestazione epica: Pavel Nedved è onnipotente, fa di tutto in campo e segna anche la terza rete che fissa il risultato su un impietoso 3-0 (troppo tardiva la rete dell'ex, Zinedine Zidane); ma un ingenuo fallo a centrocampo gli costa l'ammonizione e quindi la squalifica per la finale italiana col Milan: probabilmente la Juve ha perso in quel momento la finale...

Nel 2005 la Juventus di Capello estromette il Real agli ottavi. Per i bianconeri è la quarta vittoria di fila negli scontri ad eliminazione diretta (esclusa la finale del 1998); in pratica dopo gli scontri del '62 e dell'86, il Real è sempre stato eliminato dal club italiano...
Gli ultimi 4 incontri si sono verificati tutti durante i gironi preliminari. Nel 2008 a sorpresa due vittorie su due per la Juventus reduce dalla retrocessione di due anni prima in seguito a Calciopoli, da ricordare soprattutto la vittoria al Bernabeu del 25 novembre: doppietta di Del Piero e standing ovation del pubblico madrileno, un momento davvero da brividi.

Del Piero esce dal campo e il Santiago Bernabeu è in piedi ad applaudirlo
Le ultime due partite risalgono al 2013: vittoria per il Real al Bernabeu e pareggio (unico in sedici precedenti) allo Juventus Stadium.

domenica 11 maggio 2014

El tractor spegne il motore

Nel 1995 l'Inter era appena tornata in mano ad un Moratti; Massimo, il figlio di Angelo presidente della grande Inter degli anni '60.
Nella foto sotto, a fianco della bandiera nerazzura Giacinto Facchetti, ci sono due dei giocatori acquistati per tentare di riportare l'Inter ai grandi livelli e presentati il 5 giugno 1995 alla terrazza Martini. Il ragazzo alla sinistra di Facchetti si chiama Sebastian Rambert e le attenzioni sono un po' tutte per lui. Talento dell'Independiente, soprannominato "avioncito", per l'aeroplanino mimato dopo i gol. Anche il timido ragazzo alla destra è argentino, il suo nome è Javier Zanetti, ha 21 anni ma è poco conosciuto, si sa solo che ha giocato per il Banfield nell'ultima stagione e che il suo acquisto è stato avallato direttamente dal presidente Massimo Moratti e segnalato (come Rambert) da Angelillo. In luglio si presenta a Cavalese, sede del ritiro interista; da solo, con un sacchetto del supermercato in mano. Ad attenderlo solo due giornalisti. "Sono Zanetti, è qui il ritiro dell'Inter?"

19 anni dopo, Javier Zanetti è entrato nella storia del club, mentre Rambert ha collezionato solo due presenze (e nessuna in campionato) prima di essere ceduto già nel mercato invernale del 1995-96! A proposito di Rambert, Zanetti avrà modo di dichiarare in seguito: "Forse sono stato solo più fortunato di Sebastian – lui è comunque un buon giocatore, che non è riuscito a sfondare nell’Inter anche perché era reduce da un brutto infortunio al ginocchio"


Quando è arrivato in Italia, era uno dei 4 stranieri presenti in squadra (oltre al già citato Rambert, c'erano anche Paul Ince e Roberto Carlos), ma solo tre possono scendere in campo; rischia di essere il giocatore sacrificato, ma l'allenatore Ottavio Bianchi dimostra subito di credere in lui. Con grinta e determinazione si conquista il posto da titolare, posto che ha conservato fino alla fine della carriera a prescindere dagli allenatori che sedevano in panchina; terzino, centrocampista esterno, ala, centrale di centrocampo: ha ricoperto praticamente tutti i ruoli possibili, sempre pronto a sacrificarsi per la squadra. Probabilmente questa umiltà deriva dalla sua infanzia, quando giocava con le scarpette consumate nei campi polverosi; quando è stato scartato dall'Independiente per il fisico troppo gracile e per un anno ha smesso di giocare concentrandosi solo sullo studio e sul lavoro aiutando il padre muratore: gli servirà per sviluppare il suo fisico. Proprio il padre lo convince a riprendere a giocare e la possibilità arriva grazie al Talleres dove gioca il fratello Sergio, ma Javier - pur di non passare come raccomandato - aspettò che il fratello venisse ceduto prima di cominciare a giocare per la squadra.

E' rimasto negli anni sempre molto legato a Facchetti. Quando al dirigente interista diagnosticarono il tumore al pancreas, Zanetti andò spesso a trovarlo in ospedale. In una delle ultime visite strappò un sorriso a Facchetti promettendogli di portare il giorno successivo la Supercoppa Italiana; dopo essere stata sotto per 0-3 contro la Roma a San Siro, la squadra nerazzurra rimonta e vince ai supplementari per 4-3 e Zanetti torna a fare visita a Facchetti con il trofeo. Otto giorni dopo, il 4 settembre 2006 il grande Giacinto morì. Nel 2011, dopo la vittoria della coppa Italia ricevette un sms dalla madre che si trovava in Argentina: "Figlio, complimenti, sono felicissima per te...ti voglio bene". Ma Javier non fece in tempo a rispondere al messaggio, perché poche ore dopo la madre morì per un infarto.

Soprannominato "Pupi" perché in Argentina giocava in una squadra con ben cinque giocatori di nome Javier, ma soprattutto "El tractor" per la sua grande forza fisica che metteva nelle sue sgroppate sulle fasce. Quella forza e quella volontà che gli ha consentito di giocare fino a 41 anni riprendendosi dal gravissimo infortunio al tendine d'Achille dell'Aprile 2013, quando pochi giorni dopo l'operazione dichiarava che il suo sogno era solo quello di giocare un'altra partita con la maglia dell'Inter; ci è riuscito dopo 195 giorni di grande lavoro, nonostante l'avanzare implacabile dell'età. Più di mille partite disputate in tutta la sua carriera, secondo per presenze in serie A dietro al solo Maldini (e con sei stagioni in meno giocate in serie A). Due sole espulsioni in vent'anni in Italia. Tanti successi e tante delusioni. Il rispetto e l'ammirazione di tutti conquistato in ognuna delle migliaia di partite disputate. Sull'ultima fascia da capitano indossata a San Siro l'altra sera, i nomi di tutti i suoi compagni di squadra di questa favolosa avventura. Il numero 4 merita di non essere più indossato da nessun altro giocatore interista.



mercoledì 1 maggio 2013

DAS FINALE - I precedenti

Dunque ci avviamo verso la prima finale tedesca nella storia della Champions League. Non è la prima volta che si scontrano in finale squadre della stessa nazione, vediamo i precedenti, le formazioni, i marcatori e un breve ricordo delle partite...

Finale spagnola - 24/5/2000, Stade de France (Parigi)
Real Madrid - Valencia 3-0 (Morientes 39', McManaman 67', Raul 75')
Real Madrid: Casillas; Karanka, Helguera, Campo; Salgado (84' Hierro), McManaman, Redondo, Roberto Carlos; Raul; Morientes (71' Savio), Anelka (79' Sanchis). All: Del Bosque.
Valencia: Canizares; Angloma, Djukic, Pellegrino, Gerardo (68' Ilie); Farinos, Mendieta, Kily Gonzalez, Gerard; Angulo, Lopez. All: Cuper.

Davide (Valencia) contro Golia (Real Madrid). Molti tifavano per Davide, ma vince secondo logica Golia, più forte, più esperto. Morientes sblocca il risultato, Roberto Carlos che con i suoi calci di punizione e rimesse laterali propizia il primo e il secondo gol (un capolavoro di un giocatore eccezionale come Steve McManaman, tiro al volo alla sinistra di Canizares, bellissimo); poi il contropiede di Raul che punisce il Valencia che cercava di riaprire la partita, Casillas titolare a 19 anni...Una partita che ricordo con molto piacere!
Steve McManaman
Finale italiana -  28/5/2003, Old Trafford (Manchester)
Milan - Juventus 0-0, 3-2 ai rigori. Milan: (Serginho gol, Seedorf sbagliato, Kaladze sbagliato, Nesta gol, Shevchenko gol). Juve: (Trezeguet sbagliato, Birindelli gol, Zalayeta sbagliato, Montero sbagliato, Del Piero gol)
Milan: Dida; Costacurta (Roque Junior 66'), Nesta, Maldini, Kaladze; Gattuso, Pirlo (Serginho 71'), Seedorf; Rui Costa (Ambrosini 87'); Shevchenko, Inzaghi. All: Ancelotti.
Juventus: Buffon; Thuram, Tudor (Birindelli  42'), Ferrara, Montero; Camoranesi (Conte 46'), Tacchinardi, Davids (Zalayeta 66'), Zambrotta; Del Piero, Trezeguet. All: Lippi.

Poche occasioni per entrambe nonostante i tanti campioni presenti nelle due formazioni: un gol annullato a Shevchenko e una traversa colpita da Conte. Milan che finisce in 10 visto che l'infortunio del brasiliano Roque Junior avviene quando sono già state esaurite le sostituzioni a disposizione di Ancelotti. La Juve giocava senza Nedved (squalificato a causa di una banale ammonizione rimediata contro il Real nelle semifinali), ma in generale brutta partita.

Manuel Rui Costa
Finale inglese - 21/5/2008, Luzhniki Stadium (Mosca)
Manchester United - Chelsea 1-1 (Ronaldo 26' - Lampard 45'), 6-5 ai rigori. M.Utd: (Tevez gol, Carrick gol, Ronaldo sbagliato, Hargreaves gol, Nani gol, Anderson gol, Giggs gol); Chelsea: (Ballack gol, Belletti gol, Lampard gol, A. Cole gol, Terry sbagliato, Kalou gol, Anelka sbagliato)
Manchester United: 
Van der Sar; Brown (Anderson 120'), Ferdinand, Vidic, Evra; Hargreaves, Scholes (Giggs 87'), Carrick, Ronaldo; Tevez, Rooney (Nani 101'). All: Ferguson.
Chelsea: Cech, Essien, Carvalho, Terry, Ashley Cole, Ballack, Makelele (Belletti 120'), Lampard, Joe Cole (Anelka 99'), Drogba, Malouda (Kalou 92'). All: Grant.

Passa in vantaggio lo United con un bel colpo di testa di Ronaldo, ma non chiude la partita con clamorose occasioni sprecate da Tevez e Carrick. Pareggia il Chelsea a fine primo tempo con Lampard, poi un tiro pazzesco di Drogba che prende il palo esterno, una traversa di Lampard, un salvataggio di Terry a porta vuota su un tiro di Giggs e l'espulsione di Drogba per uno schiaffo a Vidic. Ai rigori sbagliano Ronaldo e Terry che scivola clamorosamente, Anelka sbaglia il rigore decisivo.

Owen Hargreaves