Può un allenatore come sir Alex Ferguson che ha vinto (tra le altre cose) 13 (tredici!) campionati inglesi, 2 coppe dei Campioni, 5 FA Cup, 2 coppe Intercontinentali più altre vagonate di trofei, avere qualche scheletro nell'armadio? Beh sì, soprattutto se per rimpiazzare Peter Schmeichel decise di puntare su Massimo Taibi....
Ma andiamo con ordine. Nell'estate 1999 Schmeichel, storico portiere dello United dal 1991, lascia il club di Manchester: a 36 anni e reduce dalla stagione del "treble" (campionato, Champions League e coppa d'Inghilterra) le motivazioni rischiano di essere al minimo. Si cambia allora, e l'allenatore scozzese pesca in Italia, storicamente paese con una grande tradizione in fatto di portieri. In particolare Ferguson punta la sua attenzione su un portiere siciliano che gioca in una squadra del nord, il Venezia. I lagunari dopo un inizio difficoltoso, hanno cambiato marcia e si sono salvati tranquillamente. Ferguson, convinto dalle buone prestazioni di Massimo Taibi, apre il portafoglio e spende più di 4 milioni di sterline (18 miliardi di lire) per comprare il portiere italiano.
Quattro partite. Sono bastate quattro partite per rendere indelebile il nome di Taibi nella mente dei tifosi dello United, che ancora bestemmiano quando si parla del portiere italiano. All'esordio subito un errore che consente il gol del difensore del Liverpool Hyppia, ma anche buone parate; le altre partite sono disastrose: in totale 11 gol subiti di cui 5 in una clamorosa sconfitta in casa del Chelsea per 5-0 ma soprattutto un errore clamoroso contro il Southampton: tiro debole da 25 metri di Matthew Le Tissier, Taibi si accartoccia goffamente per una facile parata a terra, ma il pallone gli scivola tra le gambe ed entra lentamente in porta per la disperazione dei tifosi dell'Old Trafford. Dopo quell'errore viene soprannominato "blind Venetian", il cieco di Venezia. Anche Ferguson, dopo la disfatta col Chelsea, torna sui suoi passi e sconfessa l'importante investimento fatto pochi mesi prima: Taibi finisce in panchina e prende il suo posto l'australiano Mark Bosnich che terminerà la stagione. Dal debutto dell'11 settembre fino alla disfatta contro il Chelsea del 3 ottobre: in totale fanno 23 giorni, ma per il Times ce n'è abbastanza per considerarlo il peggior portiere della storia della Premier League, un piccolo record!
Taibi si è poi riscattato quando, riportato in Italia dalla Reggina nel mercato invernale nel gennaio del 2000, è diventato il secondo portiere a segnare su azione segnando di testa al 90' contro l'Udinese, facendo esplodere il Granillo!
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venerdì 8 novembre 2013
domenica 13 ottobre 2013
Lo strano caso di Dr. Eriberto e Mr. Luciano
E' il 94esimo e c'è una punizione dal lato destro del campo e il Venezia deve rimontare un gol di Binotto. Tutta la squadra in area di rigore, compreso il portiere Taibi. Batte Enrico Buonocore. Cerca di attuare uno schema, ma la palla è talmente lenta che viene intercettata da uno dei due componenti della barriera, che inizia a correre verso la porta sguarnita. Il povero Sergio Volpi, cerca di fermarlo, prova a strappargli la maglietta, non ci riesce; allora prova a tranciargli le gambe: neanche sfiorato, troppo lento Volpi e troppo veloce questo ragazzo nero con la maglia gialla da trasferta del Bologna. Fa 80 metri, praticamente l'intero campo. Basta un tiro appena angolato per depositare in rete. L'unica cosa che ho pensato dopo questa cavalcata è stata: "Un infarto, un infarto, mioddio ho un infarto!!!"
C'è stato un periodo in cui Eriberto Conceiçao da Silva era il beniamino di noi tifosi del Bologna. Certo, non sapeva fare grandi cose, ma correva. Correva velocissimo. Era incostante, spesso sbagliava le cose più elementari e subito dopo faceva un dribbling impossibile. Poi quel periodo è finito: troppa vita notturna fuori dal campo (compreso un incidente sui viali che circondano la città, presi in contromano e corsa finita contro un'utilitaria), troppa indolenza sul campo. Allora nel 2000-01 è stato ceduto in serie B al Chievo, all'epoca sconosciuta squadra di un quartiere di Verona; 4 reti (il doppio di quelle segnate in due anni a Bologna) e arriva subito la promozione. Il primo anno in serie A è incredibile, sia per il Chievo che per Eriberto: 5° posto (e qualificazione alla coppa Uefa) per la squadra allenata da Delneri e la consacrazione per il brasiliano. Con 4 reti e la fascia destra di sua proprietà, mentre sulla fascia sinistra gioca Thomas Manfredini, classe '70, cresciuto nelle giovanili della Juve e alla prima esperienza in serie A dopo tanta gavetta. Sono le frecce nere del Chievo e conquistano le attenzioni di tutte le grandi squadre. Particolarmente interessata è la Lazio che propone qualcosa come 24 milioni di euro per le due ali del Chievo (18 per Eriberto e 6 per Manfredini) più Emanuele Pesaresi. L'affare non va in porto perché il Bologna (che era ancora comproprietario del cartellino del giocatore) si mette di traverso, preferirebbe venderlo alla Juve per ricevere qualche giocatore in cambio. Le trattative sono estenuanti.
Poi in quell'estate 2002 succede qualcosa. Squilla il telefono di Campedelli, presidente del Chievo, dall'altro capo del telefono c'è l'ala brasiliana che da Rio de Janeiro confessa: "Non sono Eriberto. Mi chiamo Luciano Siqueira de Oliveira. Non sono nato il 21 gennaio 1979, ma il 3 dicembre 1975". Non ho l'età, canterebbe Gigliola Cinquetti. Dopo la rivelazione del giocatore cominciano a girare voci abbastanza preoccupanti, ad esempio di una banda di criminali che lo ricattava e minacciava di rivelare il segreto a tutti, ma a rivelare come sono andate le cose ci pensa lo stesso giocatore. Nel 1996, Luciano è un ragazzo povero che vuole entrare nelle giovanili del Palmeiras, storica big del calcio brasiliano, ma ha già 21 anni e non interessa più di tanto ai club brasiliani, un 17enne invece è molto più appetibile...
I quattro anni in più, gli consentono di imporsi sui veri ragazzini brasiliani e il suo nome comincia a circolare. Col Palmeiras vince una coppa del Brasile nel 1998 e in estate viene acquistato dal Bologna per 5 miliardi di dollari. Il resto è storia nota.
Il figlio nato nel 2000, non ha avuto il cognome del padre per tentare di tenere nascosto il cambio d'identità ma su pressione della moglie il giocatore si è liberato di questo peso e riappropriato della sua identità. Non c'erano ricatti, c'è stata semplicemente una fuga dalla povertà. Dopo un attimo di sbigottimento e rabbia, il presidente Campedelli (che sperava di ricavare dalla cessione del giocatore soldi vitali per le casse della società), tutto il Chievo e più in generale il mondo del calcio italiano, aspettano a braccia aperte il suo ritorno in Italia e gli mostrano una grande solidarietà, così come il suo compagno di fascia sinistra Manfredini (lui sì passato alla Lazio). Verrà squalificato (inizialmente per un anno, poi ridotta a sei mesi visto il pentimento e la collaborazione con la magistratura). Ma torna ed è molto più tranquillo, gioca anche 6 mesi all'Inter senza lasciare grandi ricordi. Dopo Sergio Pellissier è il giocatore che detiene più presenze in serie A nella storia del club, avendo vestito la maglia gialloblu per 231 volte...
"In effetti mi sembrava più vecchio, lo prendevamo sempre in giro per questo" il ricordo dell'ex compagno al Bologna, Gianluca Pagliuca
C'è stato un periodo in cui Eriberto Conceiçao da Silva era il beniamino di noi tifosi del Bologna. Certo, non sapeva fare grandi cose, ma correva. Correva velocissimo. Era incostante, spesso sbagliava le cose più elementari e subito dopo faceva un dribbling impossibile. Poi quel periodo è finito: troppa vita notturna fuori dal campo (compreso un incidente sui viali che circondano la città, presi in contromano e corsa finita contro un'utilitaria), troppa indolenza sul campo. Allora nel 2000-01 è stato ceduto in serie B al Chievo, all'epoca sconosciuta squadra di un quartiere di Verona; 4 reti (il doppio di quelle segnate in due anni a Bologna) e arriva subito la promozione. Il primo anno in serie A è incredibile, sia per il Chievo che per Eriberto: 5° posto (e qualificazione alla coppa Uefa) per la squadra allenata da Delneri e la consacrazione per il brasiliano. Con 4 reti e la fascia destra di sua proprietà, mentre sulla fascia sinistra gioca Thomas Manfredini, classe '70, cresciuto nelle giovanili della Juve e alla prima esperienza in serie A dopo tanta gavetta. Sono le frecce nere del Chievo e conquistano le attenzioni di tutte le grandi squadre. Particolarmente interessata è la Lazio che propone qualcosa come 24 milioni di euro per le due ali del Chievo (18 per Eriberto e 6 per Manfredini) più Emanuele Pesaresi. L'affare non va in porto perché il Bologna (che era ancora comproprietario del cartellino del giocatore) si mette di traverso, preferirebbe venderlo alla Juve per ricevere qualche giocatore in cambio. Le trattative sono estenuanti.Poi in quell'estate 2002 succede qualcosa. Squilla il telefono di Campedelli, presidente del Chievo, dall'altro capo del telefono c'è l'ala brasiliana che da Rio de Janeiro confessa: "Non sono Eriberto. Mi chiamo Luciano Siqueira de Oliveira. Non sono nato il 21 gennaio 1979, ma il 3 dicembre 1975". Non ho l'età, canterebbe Gigliola Cinquetti. Dopo la rivelazione del giocatore cominciano a girare voci abbastanza preoccupanti, ad esempio di una banda di criminali che lo ricattava e minacciava di rivelare il segreto a tutti, ma a rivelare come sono andate le cose ci pensa lo stesso giocatore. Nel 1996, Luciano è un ragazzo povero che vuole entrare nelle giovanili del Palmeiras, storica big del calcio brasiliano, ma ha già 21 anni e non interessa più di tanto ai club brasiliani, un 17enne invece è molto più appetibile...
I quattro anni in più, gli consentono di imporsi sui veri ragazzini brasiliani e il suo nome comincia a circolare. Col Palmeiras vince una coppa del Brasile nel 1998 e in estate viene acquistato dal Bologna per 5 miliardi di dollari. Il resto è storia nota.
Il figlio nato nel 2000, non ha avuto il cognome del padre per tentare di tenere nascosto il cambio d'identità ma su pressione della moglie il giocatore si è liberato di questo peso e riappropriato della sua identità. Non c'erano ricatti, c'è stata semplicemente una fuga dalla povertà. Dopo un attimo di sbigottimento e rabbia, il presidente Campedelli (che sperava di ricavare dalla cessione del giocatore soldi vitali per le casse della società), tutto il Chievo e più in generale il mondo del calcio italiano, aspettano a braccia aperte il suo ritorno in Italia e gli mostrano una grande solidarietà, così come il suo compagno di fascia sinistra Manfredini (lui sì passato alla Lazio). Verrà squalificato (inizialmente per un anno, poi ridotta a sei mesi visto il pentimento e la collaborazione con la magistratura). Ma torna ed è molto più tranquillo, gioca anche 6 mesi all'Inter senza lasciare grandi ricordi. Dopo Sergio Pellissier è il giocatore che detiene più presenze in serie A nella storia del club, avendo vestito la maglia gialloblu per 231 volte...
"In effetti mi sembrava più vecchio, lo prendevamo sempre in giro per questo" il ricordo dell'ex compagno al Bologna, Gianluca Pagliuca
giovedì 10 ottobre 2013
Paolo Poggi: velocissimo e...introvabile!
La scorsa settimana, il centrocampista del Milan Sulley Muntari è andato in rete dopo soli venti secondi. Fa sempre scalpore segnare in così poco tempo, ma ci sono stati altri giocatori (in serie A e in campo internazionale) che hanno fatto meglio di Muntari. Ad esempio Marco Branca, che in un Udinese-Fiorentina del 1993 finito 4-0, l'attuale direttore sportivo dell'Inter impiegò solo 9 secondi e 1 decimo per battere il portiere viola Mareggini. Ma il record per ora appartiene ancora a Paolo Poggi: il 2 dicembre 2001, Poggi impiegò solo 8 secondi e 9 decimi e curiosamente la vittima era ancora la Fiorentina..."Otto secondi sono davvero pochi, mister Novellino non si era neanche seduto!", il ricordo dell'attaccante piacentino.
Paolo Poggi, nato a Venezia classe '71, cresce nel vivaio della sua città ma debutta in serie A con il Torino. Sarà decisivo per la conquista della coppa Italia del 1993 (ultimo trofeo vinto dai granata), segnando in semifinale due reti ai rivali della Juventus, una all'andata (1-1 il risultato) e una al ritorno (2-2). Nel 1994 viene acquistato dall'Udinese (serie B) e arriva subito la promozione; non c'è dubbio che in Friuli vivrà gli anni migliori. Non è mai stato un grande goleador, piuttosto un attaccante che si sacrificava per la squadra ma nei suoi primi tre anni nella massima serie all'Udinese realizza rispettivamente 9, 13 e 10 reti, contribuendo a scrivere delle pagine bellissime per i bianconeri; infatti arrivano anche due partecipazioni alla coppa Uefa nel '97 e nel 2000 (5 presenze e un gol in totale).
D'altronde stiamo parlando di un tridente formato da Bierhoff, Amoroso e Poggi, un lusso per quegli anni! A metà della stagione 1999-2000 viene ceduto alla Roma (11 presenze senza nessuna rete) e visto che non trova spazio viene ceduto al Bari ma 4 gol non bastano ad evitare la retrocessione. Passa al Parma che lo gira in prestito al Piacenza, in quella stagione centra il record di cui sopra e con la squadra arriva ad un buon dodicesimo posto grazie anche ad un attacco cult: su tutti Dario Hubner capocannoniere del campionato con 24 gol, Carmine Gautieri ed Eusebio Di Francesco (in quella stagione raccolse 7 presenze senza reti anche Amauri)...Finita l'esperienza al Piacenza e a soli 31 anni compie una scelta coraggiosa, rinuncia ad un buono stipendio pur di raggiungere il suo Venezia in serie B (nonostante la squadra fosse appena stata spolpata dal presidente Zamparini, migrato a Palermo con molti giocatori): per andare agli allenamenti prendeva il vaporetto! "Mi hanno detto se ero matto. Rinunciare alla serie A per una squadra disastrata di serie B. Incomprensibile, secondo loro, sia dal punto di vista professionale che economico. Altri però l'hanno invece capita e apprezzata". Poi nel 2002-03 il ritorno con l'Ancona (e come compagno d'attacco ritrova Hubner) in serie A ma a gennaio è di nuovo al Venezia, poi finisce a Mantova in serie C1 (ancora insieme a Hubner!) che trascina in serie B e poi ai playoff per la promozione persi contro il Torino l'anno successivo. Chiude la carriera giocando tre anni nel Venezia che ripartiva dopo il fallimento e nel 2009 lascia il calcio.
Paolo Poggi, nato a Venezia classe '71, cresce nel vivaio della sua città ma debutta in serie A con il Torino. Sarà decisivo per la conquista della coppa Italia del 1993 (ultimo trofeo vinto dai granata), segnando in semifinale due reti ai rivali della Juventus, una all'andata (1-1 il risultato) e una al ritorno (2-2). Nel 1994 viene acquistato dall'Udinese (serie B) e arriva subito la promozione; non c'è dubbio che in Friuli vivrà gli anni migliori. Non è mai stato un grande goleador, piuttosto un attaccante che si sacrificava per la squadra ma nei suoi primi tre anni nella massima serie all'Udinese realizza rispettivamente 9, 13 e 10 reti, contribuendo a scrivere delle pagine bellissime per i bianconeri; infatti arrivano anche due partecipazioni alla coppa Uefa nel '97 e nel 2000 (5 presenze e un gol in totale).
D'altronde stiamo parlando di un tridente formato da Bierhoff, Amoroso e Poggi, un lusso per quegli anni! A metà della stagione 1999-2000 viene ceduto alla Roma (11 presenze senza nessuna rete) e visto che non trova spazio viene ceduto al Bari ma 4 gol non bastano ad evitare la retrocessione. Passa al Parma che lo gira in prestito al Piacenza, in quella stagione centra il record di cui sopra e con la squadra arriva ad un buon dodicesimo posto grazie anche ad un attacco cult: su tutti Dario Hubner capocannoniere del campionato con 24 gol, Carmine Gautieri ed Eusebio Di Francesco (in quella stagione raccolse 7 presenze senza reti anche Amauri)...Finita l'esperienza al Piacenza e a soli 31 anni compie una scelta coraggiosa, rinuncia ad un buono stipendio pur di raggiungere il suo Venezia in serie B (nonostante la squadra fosse appena stata spolpata dal presidente Zamparini, migrato a Palermo con molti giocatori): per andare agli allenamenti prendeva il vaporetto! "Mi hanno detto se ero matto. Rinunciare alla serie A per una squadra disastrata di serie B. Incomprensibile, secondo loro, sia dal punto di vista professionale che economico. Altri però l'hanno invece capita e apprezzata". Poi nel 2002-03 il ritorno con l'Ancona (e come compagno d'attacco ritrova Hubner) in serie A ma a gennaio è di nuovo al Venezia, poi finisce a Mantova in serie C1 (ancora insieme a Hubner!) che trascina in serie B e poi ai playoff per la promozione persi contro il Torino l'anno successivo. Chiude la carriera giocando tre anni nel Venezia che ripartiva dopo il fallimento e nel 2009 lascia il calcio. Ma Paolo Poggi 15 anni fa era famoso anche per un altro motivo: nel 1997 la Topps (marca di gomme da masticare) decide di lanciare una raccolta di figurine (tre all'interno di ogni confezione di gomme al costo di 100 lire) e un album che si poteva ritirare gratuitamente in tabaccheria e quelli che completavano l'album avrebbero ricevuto in cambio un pallone e una maglia della squadra del cuore. In effetti l'idea è buona e il successo è notevole: è facile vedere ragazzi che escono da scuola e spendono la loro esigua paghetta per comprarsi il maggior numero possibile di gomme e figurine (ogni riferimento al sottoscritto è puramente casuale). Il problema è che la maggior parte degli album è incompleta: non si trovano le figurine di Paolo Poggi e Sergio Volpi. Un dramma! Ragazzi che avevano diversi album quasi completi, voci incontrollate di amici che avevano trovato le figurine mitologiche, ragazzi del nord che credevano che Poggi & Volpi erano in commercio solo al sud (e viceversa). Poggi che ricordava quei giorni: "Mi ricordo che ogni allenamento venivano a chiedermi questa benedetta figurina, ma non sapevo come aiutarli". Un casino pazzesco, mancava solo un'interrogazione parlamentare (anche se c'è stata un'indagine del programma televisivo "Mi manda Lubrano", quando la stessa Topps ha ammesso in trasmissione che la tiratura delle due figurine era molto limitata, solamente 50-100 esemplari messi in circolazione). Insomma, album incompleto e niente maglia del Bologna: e chi se li scorda Poggi e Volpi?
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venerdì 31 maggio 2013
Tutti gli uomini del Presidente - 1
Diciamolo: è diventato un bersaglio facile. Maurizio Zamparini, bene che vada, viene dipinto come un matto che licenzia tutti gli allenatori che lui stesso assume pochi mesi prima. Molti però si dimenticano del fatto che ha investito centinaia di milioni nel calcio, era l'unico presidente italiano che trattava con l'Independiente per acquistare Aguero (poi comprato dall'Atletico Madrid per 16,5 milioni), e ha portato a Palermo campioni che in passato non si erano mai visti: Toni, Cavani, Pastore...Barzagli e Grosso titolari ai Mondiali 2006 (all'epoca giocavano al Palermo), e poi Miccoli, Ilicic e tanti altri. Nonostante la retrocessione di quest'anno è l'unico che non ha fatto drammi e che ha promesso di riportare la squadra in serie A. Avrà anche i suoi difetti ma spesso i suoi meriti non sono mai menzionati...
Ma come è partita la storia di "Zampa" nel capoluogo siciliano? Zamparini era il presidente del Venezia,
appena retrocesso in serie B, dopo che tre degli ultimi quattro anni i lagunari li avevano passati nella massima serie, togliendosi anche qualche bella soddisfazione (10° posto nel 1998-99). Un po' per la mancata costruzione di un nuovo stadio, un po' per gli elevati costi di una rosa numerosa, Zamparini cerca di acquistare un altro club. Ci furono trattative molto avanzate col Genoa ma non andarono in porto, e alla fine raggiunse l'accordo con Franco Sensi (allora presidente del Palermo). Ecco quindi che da Pergine Valsugana, località del ritiro della squadra veneta, arriva un pullman che parte in direzione Longarone (sede del ritiro del Palermo) sul quale si imbarcano 12 giocatori 12: Rossi, Conteh, Modesto, Bilica, Lai, Morrone, Santana, Marasco, Soligo, Ongfiang, Di Napoli, Maniero (raggiunti pochi giorni dopo da Budan e Ciullo), una squadra intera, e il travaso è compiuto!
Bellotto, allenatore del Venezia, rimane e guida la squadra ad una comoda salvezza, con una squadra più che dignitosa: Calori, Adani, Gargo, Amerini, Firmani, Poggi, Fantini e anche un giovane Mancini in prestito dalla Roma, alla prima esperienza in Italia; l'ambizioso Palermo invece, non riuscirà ad essere promosso in serie A (anche a causa di una sconfitta subita in casa proprio contro un Venezia piuttosto avvelenato, 0-2 il risultato, gol di Brncic e Poggi).
Ma come è partita la storia di "Zampa" nel capoluogo siciliano? Zamparini era il presidente del Venezia,
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| Pippo Maniero |
Bellotto, allenatore del Venezia, rimane e guida la squadra ad una comoda salvezza, con una squadra più che dignitosa: Calori, Adani, Gargo, Amerini, Firmani, Poggi, Fantini e anche un giovane Mancini in prestito dalla Roma, alla prima esperienza in Italia; l'ambizioso Palermo invece, non riuscirà ad essere promosso in serie A (anche a causa di una sconfitta subita in casa proprio contro un Venezia piuttosto avvelenato, 0-2 il risultato, gol di Brncic e Poggi).
(1-continua)
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