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mercoledì 7 gennaio 2015

La rovesciata di Mauro Bressan


Se quel gol l'avesse fatto Del Piero o Baggio o Ronaldo sarebbe ricordato ogni settimana e probabilmente sarebbe nella sigla di presentazione delle partite di Champions League. Invece segnò Mauro Bressan da Valdobbiadene, operaio del pallone e uomo da 4 gol in serie A. Centrocampista nato nel 1971, cresciuto nelle giovanili del Milan, dopo una lunga gavetta in provincia (Como, Foggia, Cagliari e Bari) approda alla Fiorentina nel 1999. In quella squadra giocano campioni come Francesco Toldo, Manuel Rui Costa, Abel Balbo, Enrico Chiesa e Gabriel Batistuta, oltre ad onesti gregari del pallone tra i quali il nostro Bressan.


Il 2 novembre arriva al Franchi di Firenze il Barcellona di Figo, Rivaldo, Guardiola e Luis Enrique. Ma a mettersi in mostra è inaspettatamente il centrocampista italiano: al 14' del primo tempo, Chiesa attacca la difesa spagnola dal lato destro, cross respinto da Ronald De Boer, il pallone si impenna,  Jorg Heinrich vince il contrasto e la palla finisce a Bressan che non ci pensa due volte: da 25 metri insacca una rovesciata clamorosa! Il Franchi esplode e quello rimane il punto più alto della sua carriera. Dopo la Fiorentina giocherà con Venezia, Genoa e di nuovo Como, prima di chiudere con un esperienza di quattro anni in Svizzera, due anni col Lugano e due col Chiasso. Poco roba, ma non importa molto: gol come questi rimangono nella storia del calcio...


lunedì 1 dicembre 2014

FIGURINE - Anselmo Robbiati

Nato nel 1970, Anselmo Robbiati è stato uno dei giocatori più entusiasmanti del calcio italiano. Nato e cresciuto nelle giovanili del Monza, segue tutta la trafila prima di debuttare in prima squadra nel 1987. A quei tempi la squadra lombarda si trovava in serie C e Robbiati gioca per sei stagioni nella squadra della sua città per un totale di 20 reti in 135 partite.
Nel 1993, arriva il momento di cambiare aria. Complice la retrocessione della Fiorentina in serie B, c'è la concreta possibilità di giocare in una piazza importante e di misurarsi in un campionato più competitivo. Robbiati coglie l'occasione al volo e diventa uno dei giocatori fondamentali della squadra che riconquista immediatamente la serie A. Con i viola, vive gli anni migliori della sua carriera, all'interno di una squadra che presentava individualità formidabili (Batistuta, Rui Costa e Toldo su tutti) e si ritagliò il ruolo di giocatore che partiva dalla panchina e cambiava le partite. La sua velocità di base, unita ad una tecnica sopraffina gli consentiva di superare costantemente il suo marcatore, molto pericoloso anche sui calci di punizione. E' il prototipo di giocatore perfetto per Firenze, città che ama il talento ed i giocatori talentuosi, capaci di giocate spettacolari ed imprevedibili e Robbiati rientra senza alcun dubbio in questa categoria. Amato anche per un gol molto bello segnato nella partita più importante della stagione, quella contro la Juventus. Stagione 97-98, i viola si impongono per 3-0 e uno dei gol lo segna proprio Robbiati con un fantastico sinistro a giro che incenerisce il bianconero Peruzzi per l'esplosione di gioia dello stadio Franchi.
Nel 1999 venne acquistato dal Napoli, poi Inter (ma non scenderà mai in campo), Perugia, di nuovo Fiorentina e Ancona, prima del ritorno nelle categorie inferiori...
Soprannominato 'Spadino', il perché lo spiega lui stesso: "Ero giovanissimo, giocavo nel Monza e con me c'era Giovanni Stroppa. Un giorno arrivò, mi vide con un giubbotto stretto di pelle e mi etichettò così: Spadino, come il cugino di Fonzie in Happy Days. Pensavo che col tempo, cambiando squadra, l'avrei perso. Invece i vari giornalisti hanno sempre continuato a chiamarmi così".

giovedì 26 settembre 2013

Il carnevale di Edmundo

Era impegnato in quei mesi. Aveva un "serio problema personale da risolvere", così era ritornato nel suo adorato Brasile. Anche perché il serio problema personale era un processo per omicidio colposo dovuto ad un incidente del 1995 in cui erano morte tre persone. Edmundo Alves de Souza Neto era sbarcato in Italia nel gennaio del 1998. Dopo una buona carriera in Brasile dove veste le maglie di Vasco da Gama, Palmeiras, Flamengo e Corinthians, vincendo 3 campionati brasiliani (nel '93 e '94 col Palmeiras, nel '97 col Vasco da Gama), 2 campionati paulisti e un campionato carioca oltre ad un titolo di capocannoniere (29 gol nel 1997) e la coppa America con la nazionale. Un buon curriculum, non c'è che dire, tanto che Vittorio Cecchi Gori lo paga 13 miliardi di lire. Ma in quel gennaio del '98, il nostro conosce per la prima volta una cosa a lui molto sgradita: la panchina. L'allenatore Malesani all'inizio lo considera poco; "Non sono mai stato in panchina, nemmeno quando avevo otto anni" specifica l'attaccante. E allora prende l'aereo e torna in Brasile. Aveva il processo, certo, ma c'era anche il carnevale di Rio. Il 16 marzo torna in Italia col capo cosparso di cenere ("Sono pentito di quello che ho fatto, ma non potevo agire in modo diverso") e pochi giorni dopo arriva anche il primo gol in serie A contro il Napoli.


Tutto risolto? Sembra di sì. Ma l'anno dopo, con la Fiorentina prima in classifica e con Gabriel Batistuta fuori per infortunio, il brasiliano torna al suo amato Carnevale. Mentre la Fiorentina perde punti preziosi e lo scudetto diventa un miraggio, Edmundo se la spassa a Rio de Janeiro facendo bere della birra ad una scimmietta. Immaginate la gioia di Giovanni Trapattoni, allenatore della squadra...


Una decisione sciagurata ovviamente, ma nel suo contratto c'era una clausola che consentiva al giocatore di partecipare alle sfilate carnevalesche, quindi in parte è anche colpa della società se si è verificata questa spiacevole situazione.
Dopo l'anno e mezzo a Firenze, il giocatore torna in Brasile per due campionati con Vasco da Gama e Santos, segnando 26 gol in totale. Edmundo decide di riprovarci col calcio italiano: a Napoli il giorno della sua presentazione soni in 20.000 al San Paolo. Purtroppo, un infortunio alla prima giornata gli fa disputare solo metà stagione e mai al top della condizione fisica, e quell'anno il Napoli retrocesse...
Edmundo finisce anche in Giappone ai Tokyo Verdy, per poi ricominciare il suo giro in Brasile. Da segnalare i 13 gol segnati col Vasco da Gama a 37 anni suonati.