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domenica 22 gennaio 2017

Il bivio - David Chiumento

A dar retta ai giornali, ogni anno si dovrebbe ammirare l'erede di Maradona, Platini, Van Basten ecc. Ovviamente non è così perché campioni del genere nascono una volta ogni tanto. Ma è facile ingannarsi vedendo delle ottime prestazioni di giovani campioni in erba.

Nel caso di David Chiumento, il futuro sembrava già scritto: dopo Alex Del Piero, la casacca numero 10 della Juventus sarebbe toccata a lui. Classe 1984, nato in Svizzera e cresciuto nel canton Appenzello, entra a far parte delle giovanili bianconere e subito si mette in mostra. Cominciano i primi paragoni con Del Piero, anche perché il giovane svizzero marchia a fuoco due edizioni della coppa Carnevale: nel 2002 segna la rete decisiva al 90' contro lo Slavia Praga; nel 2003 l'Empoli fa sudare freddo i bianconeri: la partita finisce 3-3, le regole prevedono il "replay" della partita e la Juve si impone nettamente per 3-0. Chiumento segna in tutte e due le partite e lascia un segno indelebile sul torneo, venendo nominato anche miglior giocatore della competizione.

Nella primavera juventina, insieme a Chiumento c'erano giocatori come Antonio Mirante che dopo una lunga gavetta si è affermato come uno dei portieri più affidabili del campionato, Raffaele Palladino, grande talento ma mai del tutto espresso. In seguito hanno trovato anche spazio in serie A Andrea Luci (al Livorno) e Abdoulay Konko (che dopo tre anni al Siviglia è tornato in Italia prima al Genoa e poi alla Lazio). In difesa giocava anche Andrea Masiello, che qualche anno dopo è entrato nel vortice del calcio-scommesse come uno dei protagonisti principali (in negativo ovviamente...memorabile il suo autogol nel derby contro il Lecce)


Ma torniamo al nostro Chiumento. Dopo la seconda vittoria nel torneo di Viareggio, arriva il premio con l'esordio in serie A. Marcello Lippi lo fa debuttare cinque giorni dopo il successo contro l'Empoli entrando proprio al posto di Del Piero: mezz'ora di gioco contro l'Ancona e una carriera che sembra in ascesa.
L'anno dopo arriva l'inevitabile prestito vista l'impossibilità di trovare spazio a Torino: si pensa che nella "filiale" di Siena, Davide possa farsi le ossa ed esplotere ma in realtà è solo l'inizio del declino, visto che in Toscana raccoglie solo 14 presenze ed una rete; forse è troppo morbido per una squadra che deve lottare in tutti i modi per evitare la retrocessione nel duro campionato italiano. Con Fabio Capello alla guida della squadra, non c'è posto per il giocatore che ancora non ha trovato un ruolo fisso e allora ecco il prestito in Francia al Le Mans; continua a non convincere (18 presenze e un gol) e soprattutto perde l'occasione di guadagnarsi un posto nella Juventus retrocessa in serie B dopo calciopoli. In quella squadra trovano spazio alcuni giocatori che come Chiumento hanno fatto la trafila delle giovanili: Claudio Marchisio, Paolo De Ceglie, Matteo Paro e Palladino. Chiumento non ha questa possibilità e allora arriva ancora il prestito allo Young Boys in patria.

Chiumento durante l'esperienza in America a Vancouver
Con la sua nazionale ha un rapporto controverso: ha disputato nel 2004 gli Europei Under 21, ma ha sempre aspettato di ricevere una chiamata dalla nazionale italiana, il doppio passaporto svizzero e italiano lascia aperta questa speranza. Ma la chiamata che non è mai arrivata e con opportunismo ha in seguito accettato di giocare con la nazionale elvetica: la prima (e unica) convocazione è avvenuta in occasione dell'amichevole contro l'Uruguay il 3 marzo 2010.

Dalla stagione 2007-08 gioca (bene) nel Lucerna fino al 2010, quando si guadagna un buon contratto in America per i Vancouver Whitecaps. Resta due anni fino a quando decide di tornare in Svizzera nel Zurigo, dove gioca tuttora.

Tecnica sopraffina, dribbling ubriacante e pericolosissimo nei calci di punizione. Rimane il rammarico per non averlo mai visto impiegato con costanza in serie A (solo 15 presenze totali), forse il fisco leggero e un carattere non di ferro non lo hanno agevolato. Ma da quello che era considerato l'erede di Del Piero ci si aspettava di più...

martedì 8 dicembre 2015

Juve Mondiale 30 anni dopo

Era esattamente 30 anni fa che la Juventus si laureava per la prima volta campione del Mondo grazie alla vittoria della coppa Intercontinentale.

Prima della partita

Solo pochi mesi prima la Juventus aveva vinto la sua prima Coppa dei Campioni contro il Liverpool, ma la morte di 39 tifosi prima dell’inizio della partita aveva inevitabilmente cambiato il clima attorno alla gara. Quella serata passerà tristemente alla storia come la serata della tragedia dell’Heysel, lo stadio di Bruxelles dove venne disputata la finale. Una vittoria sportiva in un clima surreale e drammatico, una vittoria a metà. E l’esultanza dopo il rigore decisivo realizzato da Michel Platini è sembrata poco adatta al contesto da brividi nel quale si disputava la partita.

L’albo d’oro della competizione non sorrideva alle squadre europee, l’ultima vittoria risale al lontano 1976, quando il Bayern Monaco aveva battuto il Cruzeiro; è risaputo che giocare contro le squadre sudamericane (e con quelle argentine in particolare) in quegli anni significava rischiare spesso di non riuscire a tornare a cassa con tutte le ossa integre. Insomma non è una partita facile quella che si prospetta per i bianconeri in quel di Tokyo. 62mila persone si presentano l’8 dicembre 1985 allo stadio Nazionale alle ore 12:00. Juventus-Argentinos Juniors può cominciare.

Il tabellino della partita:

Juventus: Stefano Tacconi; Gaetano Scirea (64′ Pioli), Sergio Brio, Luciano Favero, Antonio Cabrini – Lionello Manfredonia, Massimo Bonini – Massimo Mauro (78′ Massimo Briaschi) – Michael Laudrup Michel Platini, Aldo Serena. All. Giovanni Trapattoni.

Argentinos Juniors: Enrique Vidallé; José Luis Pavoni, Adrián Domenech, Carmelo Villalba – Sergio Batista, Jorge Olguin, Mario Videla, Emilio Commisso (86′ Renato Corsi) – Claudio Borghi, José Antonio Castro, Carlos Ereros (117′ Juan José Lopez). All. José Judica.

Reti: 55′ Ereros; 63′ Platini (rig.); 75′ Castro; 83′ Laudrup

Il campo da gioco è poco adatto ad una partita di calcio, per usare un eufemismo (ed infatti ci giocano anche a football americano). Inoltre è bagnato. Per il mister Giovanni Trapattoni “la palla rimbalza come se fosse un coniglio”. Auguri…

Si comincia ma il primo tempo non è eccezionale. Iniziativa agli argentini e la Juve che attende gli avversari e che una giocata di Platini cambi il destino della partita, cosa che per il momento non succede. Il secondo tempo invece è pirotecnico. Inizia meglio la Juve a cui viene annullato un gol di Michael Laudrup per fuorigioco, ma a passare in vantaggio è l’Argentinos: un pallone rifinito perfettamente da Videla, beffa la difesa juventina e lancia Ereros solo davanti a Tacconi che viene scavalcato con un pallonetto ben calibrato. Una straordinaria giocata di Borghi libera Ereros che mette in mezzo per Castro: è gol ma l’arbitro annulla ancora. La Juventus si butta in avanti in cerca il pareggio e lo trova quando Olguìn atterra in area Serena; Platini dagli 11 metri è glaciale: 1-1, non esulta neanche. Il francese sente che è il momento giusto per impadronirsi della partita: palla al limite dell’area, stop di petto, tocco di destro a scavalcare un avversario e tiro al volo senza far cadere il pallone: gol pazzesco, stavolta esulta eccome! Ma l’arbitro, il tedesco Volker Roth annulla ancora, questa volta inspiegabilmente. Sta di fatto che quello di Platini passa alla storia come “il gol annullato più bello di sempre”. L’arbitro è inflessibile e il trequartista francese non rimane altro che sdraiarsi sul terreno da gioco, con la mano che regge la testa; in questa immagine c’è tutto Platini…



La partita ormai si è infiammata: Claudio Borghi semina il panico e vedere le sue giocate non fa che aumentare i rimpianti per una carriera che avrebbe potuto e dovuto essere molto migliore di quella che è stata effettivamente. Al 75′ vede (e solo lui può vedere) un corridoio dove far passare il pallone per il velocissimo Castro che taglia la difesa bianconera e da posizione non facile beffa Tacconi con colpo sotto che si infila morbidamente sul secondo palo; probabilmente il portiere si aspettava una conclusione di potenza ed aveva chiuso correttamente il primo palo, ma il tocco di Castro è veramente molto pregevole e a 15 minuti dal termine l’Argentinos è di nuovo in vantaggio. Serve la giocata del campione per pareggiare la partita e la Juve ne ha due nei ruoli offensivi che possono colpire in qualunque momento: Platini e Laudrup. Da una brutta respinta della difesa argentina, la palla finisce al danese che vede Platini e detta il passaggio; l’assist è telecomandato e Laudrup, saltato il portiere Vidallé che lo sbilancia pericolosamente, riesce ad insaccare nonostante la posizione defilatissima!

Mancano ormai pochi minuti alla fine dei tempi regolamentari, ma le squadre sono esauste. Il bellissimo secondo tempo ha lasciato il segno sui giocatori; succederà poco altro, l’occasione migliore capita a Ereros, smarcato benissimo in mezzo all’area dal solito Borghi, ma il tiro è debolissimo e non c’entra neanche la porta.

Si va ai rigori!  

Per la prima volta a decidere la Coppa Intercontinentale saranno i rigori. Cominciano i bianconeri e si presenta sul dischetto il ruvido stopper Sergio Brio: sassata senza troppi complimenti e rete. Olguìn spiazza Tacconi e Cabrini insacca col brivido; Batista invece tira piano e poco angolato, Tacconi para! Serena e Lopez segnano (anche se il portiere juventino stava per parare), chi sbaglia è a sorpresa Laudrup. Siamo sul 3-2 per la Juventus e si presenta sul dischetto Pavoni: rigore orribile, Tacconi non si butta neanche e para il secondo penalty della giornata. Platini spiazza Vidallé e la Juve conquista per la prima volta l’Intercontinentale. Il francese viene anche nominato miglior giocatore della partita.




Perché se ne parla ancora dopo 30 anni?

Ovviamente perché è stata la prima vittoria mondiale dei bianconeri, ma non solo. E’ stato il trionfo che ha cancellato la macchia dell’Heysel. E’ stata anche una bella partita con ottimi giocatori e gesti tecnici sopra la media. E sicuramente è stata una delle partite più belle e combattute della manifestazione.

In Argentina il giornale Clarin uscì con il titolo “Para recordar, por siempre” proprio per rimarcare la bella prova offerta dal club argentino che esce a testa altissima dalla partita. Come scritto all’inizio, negli anni precedenti le squadre argentine si erano fatte una brutta nomea, squadre di calci più che di calcio. Invece l’Argentinos disputò una signora partita. E’ stata la sublimazione del duello tra due scuole calcistiche, il calcio italiano e quello argentino, con le giocate di due fuoriclasse come Borghi e Platini ad illuminare la scena. Possiamo considerare la partita come uno dei momenti migliori della carriera di Borghi e come l’ultima recita da vero protagonista di Platini, che dopo aver vinto tutto si ritirerà senza più stimoli un anno e mezzo dopo.

La vittoria di Tokyo, ha regalato ad Antonio Cabrini e Gaetano Scirea il primato di diventare i primi giocatori ad aver conquistato tutte le principali manifestazioni di club (saranno raggiunti successivamente dai loro compagni Tacconi e Brio e più avanti ancora dall’olandese Danny Blind), mentre Trapattoni grazie al successo del 1985 è tuttora l’unico allenatore ad aver centrato questo traguardo.

La coppa del 1985 è stato anche il primo avvenimento sportivo a non essere trasmesso dalla RAI: la partita andò in onda su Canale 5 ma solo i telespettatori della Lombardia poterono assistere in esclusiva alla gara visto che le televisioni private non potevano trasmettere l’evento in diretta in tutta Italia. Venne poi trasmessa una replica in tarda serata che hanno potuto vedere in tutta Italia e che ha avuto una grande audience (attorno al 34% di share).

Ecco perché Juventus-Argentinos Jrs è “para recordar, por siempre”.

Fonti: Storie di calcio - Wikipedia - Clarìn

lunedì 27 aprile 2015

AMARCORD - Real e Juve

Quando si tratta di semifinali europee, è raro assistere a partite poco interessanti. Solo per il blasone delle squadre che normalmente raggiungono questo importante traguardo.
In questa prima parte, ci occupiamo della sfida tra Real Madrid e Juventus. A distanza di 5 anni, una squadra italiana torna alle semifinali della coppa con le grandi orecchie (l'ultima a riuscirci l'Inter di Mourinho nel 2010 che poi vinse la coppa), mentre il Real dopo qualche stagione di appannamento, conquista la quinta semifinale consecutiva: tre sconfitte durante l'era Mourinho (nel 2011 contro il Barcellona, nel 2012 contro il Bayern Monaco ai rigori, nel 2013 contro il Borussia Dortmund), e vittoria per Carlo Ancelotti l'anno scorso contro i campioni in carica del Bayern in attesa di vedere cosa succederà quest'anno... 

Tanti gli incroci tra le due squadre. Impossibile però non partire da Zinedine Zidane, che con un trasferimento record per la serie A di 150 miliardi di lire, nel 2001 vola da Torino a Madrid! Il presidente del Real, Florentino Perez cominciò a corteggiarlo per aggiornare la sua collezione di figurine, il francese accettò ma per non rompere in modo traumatico col club che lo aveva consacrato alla ribalta mondiale, fece in modo di far ricadere la colpa del trasferimento sulla moglie. Veronique Fernandez, era la "vittima" perfetta: perché di origine spagnola e anche perché prima del trasferimento del marito, disse che era stanca di Torino e voleva una città sul mare. Noto stabilimento balneare, Madrid... Tipino da prendere con le molle la signora Zidane: pare che prima della famosa finale mondiale 2006 e della testata a Materazzi, Zizou abbia avuto un litigio con Veronique (durante la finale non portava la fede), il nervosismo già alto del giocatore e le provocazioni di uno specialista come Materazzi hanno fatto il resto... Molto esaustivo il commento dell'Avvocato Agnelli su chi portava i pantaloni in casa del trequartista francese: "Zidane non soffre la nostalgia del mare o del sole, ma l' autorità di sua moglie. Gli ho chiesto: 'Ma in casa tua chi comanda?' E lui mi ha risposto così: 'Da quando abbiamo due figli, comanda lei... Io non posso farci proprio niente'"

Altri giocatori molto apprezzati sono stati Fabio Cannavaro ed il centrocampista Emerson Ferreira da Rosa, conosciuto semplicemente come Emerson. Sono arrivati insieme, voluti fortemente da Fabio Capello. Il brasiliano, pur di liberarsi del contratto con la Roma ed andare a Torino, ha detto che soffriva di depressione e che cambiare città avrebbe potuto aiutarlo (inutile dire che a Roma non è piaciuta molto questa storia...); Cannavaro invece arrivò alla Juve in cambio del portiere Fabian Carini, ennesimo pessimo affare concluso dall'Inter. Arrivati nell'estate 2004, lasciano la Juve in seguito ai due scudetti revocati e al processo di Calciopoli, per approdare entrambi al Real Madrid. E in Spagna ritrovano in panchina ancora Fabio Capello! Emerson rimane un solo anno, Cannavaro tre stagioni, prima di giocare un altro anno in bianconero e chiudere l'anno dopo all'Al-Ahli. Capello ha vinto due campionati a Madrid e due a Torino (poi revocati) ma per vari motivi non ha mai legato con le due tifoserie e soprattutto nelle competizioni europee i risultati sono sempre stati deludenti.
Tra i giocatori che hanno lasciato buoni ricordi in tutti e due i paesi, bisogna citare anche il danese Michael Laudrup. Arrivato in Italia a 19 anni, acquistato dalla Juve e subito girato in prestito alla Lazio, dal 1985 al 1989 gioca ottime stagioni a Torino rovinate da troppi infortuni durante gli ultimi anni. Dopo quattro anni al Barcellona (con quattro campionati vinti) passa al Real e vince un altro titolo diventando il primo giocatore a vincere cinque campionati di seguito in due squadre diverse! 

Decisamente meno fortunate le avventure di altri giocatori; ad esempio Nicolas Anelka: un Balotelli nato 10 anni prima. Talento molto precoce, tanta esuberanza fisica, pochissima intelligenza calcistica. Al Real arriva a soli 20 anni, troppo presto. Alla Juventus arriva a 34 anni, dopo aver girato 9 squadre e con la pensione abbondantemente garantita. In definitiva due acquisti sbagliati ed inutili...

Provate ad andare a sbirciare tra la i giocatori d'attacco che formavano la rosa dei Blancos all'inizio della stagione 1992-93. Alfonso. Emilio Butragueño. Ivan Zamorano. Juan Esnaider. Sì, proprio quell'Esnaider! Attaccante argentino classe '73, vince con la nazionale under 20 il campionato sudamericano e si guadagna le attenzioni della squadra madrilena. Dopo due stagioni nella squadra B, arriva il debutto in prima squadra (8 presenze e un gol); viene mandato in prestito al Saragozza dove realizza 38 reti totali, vince una coppa del Re e una coppa delle Coppe (capocannoniere del torneo) e si guadagna il ritorno al Real. Ma un'altra stagione in ombra a Madrid fa capire che non c'è posto in quella squadra per lui; seguono stagioni non eccezionali tra Atletico Madrid ed Espanyol dove mette in mostra un carattere fumantino; discussioni infinite con l'allenatore Antic dell'Atletico e scazzottata col compagno di Miguel Angel Benitez durante il periodo in Catalogna. L'8 novembre 1998 il legamento del ginocchio sinistro di Alex Del Piero si rompe totalmente e la Juve cerca un sostituto: il primo nome è quello di Hakan Sukur attaccante turco molto esoso; troppo per Luciano Moggi che opta per l'argentino Esnaider. Della sua presenza se ne ricordano soprattutto il cassiere del club (15 miliardi di lire per il cartellino e 2,3 miliardi annuali per quattro anni) e le tifose (una vaga somiglianza con Antonio Banderas) che i tifosi sugli spalti, visto che in due stagioni e mezzo realizza la miseria di due reti (nessuna in campionato), una in coppa Italia e una in coppa Uefa contro l'Omonia Nicosia. A metà della stagione 2000-01 torna al Saragozza dove ritrova la via del gol (11 reti in 17 partite) contribuendo alla salvezza del club. Chiusa la carriera pochi anni dopo senza altri squilli di tromba, purtroppo il nome di Esnaider torna sui giornali per un motivo drammatico nel dicembre del 2012: la morte del figlio 17enne a causa di una grave malattia.

Chi allenava Esnaider durante gli anni juventini? Carlo Ancelotti, attuale allenatore del Real... Il tecnico emiliano era diventato allenatore dei bianconeri dopo le dimissioni presentate da Marcello Lippi nel febbraio 1999, due scelte poco apprezzate dai tifosi che alla prima partita di Ancelotti espongono lo striscione "Un maiale non può allenare". Durante la prima stagione guida la squadra fino alle semifinali di Champions perse contro il Manchester United, e ad un deludente 7° posto in campionato. L'anno successivo vince l'Intertoto e arriva secondo dietro la Lazio (dopo il diluvio di Perugia), nel 2001 altro secondo posto dietro la Roma: è la fine del rapporto con la Juve. Dopo varie avventure in giro per l'Europa, nell'estate 2013 l'arrivo a Madrid e subito la vittoria della coppa Campioni... No, non ci sarà da annoiarsi quest'anno!

martedì 24 febbraio 2015

Come nacquero i "gol alla Del Piero"

Lancio lungo sulla fascia. La prende Del Piero, il giovane ragazzo padovano che da qualche tempo gioca con ottimi risultati in prima squadra. Controlla il pallone e cerca di rientrare verso il centro dell'area. Lo prende in consegna Jurgen Kohler (tra l'altro ex Juve). Si sposta la palla col destro per fintare di andare di nuovo verso l'esterno, ma è appunto una finta. Rapido tocco di sinistro per trovare lo spazio necessario per la giocata; eccolo lo spazio: il tiro a giro d'esterno è imprendibile per qualsiasi portiere al mondo, che in queste circostanze coprono il primo palo mezzo metro in avanti dalla linea di porta.
Una condanna a morte per le squadre avversarie.
E' nato il gol alla Del Piero, un gol già visto nel campionato italiano, ma che necessitava della consacrazione europea nella Champions League.
Ah, due settimane dopo, altro gol identico alla Steaua Bucarest, il controllo su lancio di Ciro Ferrara è qualcosa di sublime.
Ah, tre settimane dopo il gol ai rumeni, gol su punizione ai Rangers, con una parabola che neanche Gesù Cristo...

Stasera si affronteranno di nuovo Juventus e Borussia Dortmund. Ma in campo, un'altro che fa le cose che faceva il 10 bianconero non c'è.


Il momento prima del tiro

domenica 28 aprile 2013

"SGUB" DI MERCATO - Robert Lewandowski

Dopo i 4 gol rifilati in semifinale di Champions League al Real Madrid è facile parlare di Robert Lewandowski e dedicargli titoloni a 9 colonne. Facile e francamente ridicolo. Rischio di essere sullo stesso livello dei giornalisti sportivi italiani (Dio me ne scampi).
Era stato uno degli uomini chiave già nella scorsa stagione (30 gol nel 2011-12), doveva essere anche il famoso top player dell'estate 2012 della Juventus (che alla fine ha ripiegato su...Bendtner!). Ovviamente non se n'è fatto niente, anche perché il suo arrivo era dato per scontato dal Corriere dello Sport:

La proverbiale competenza giornalistica del Corriere dello Sport...
I giornalisti italiani, già...sono gli stessi che adesso si scandalizzano perché prima della firma col Borussia Dortmund, Lewandowski era praticamente del Genoa, poi scartato dal ds Capozucca. Gli stessi che all'epoca non avevano detto una parola (anzi magari si chiedevano chi diavolo era quel polacco di cui non avevano mai sentito parlare) e che adesso si permettono di spernacchiare un grande e competente dirigente come Capozucca. Gli stessi che non hanno scritto una riga questa estate quando la Juve non lo ha comprato. Napalm! 

sabato 16 marzo 2013

I PATACCARI - Adnan Adel Aref Al Qaddumi

Di pataccari, la storia recente del calcio italiano comincia ne è piena. Pataccari, imbroglioni, delinquenti, chiamateli come volete.
L'ultimo in ordine di tempo è lo sceicco Adnan Adel Aref Al Qaddumi, che ha tentato di avvicinarsi alla Roma. Il copione è il solito:
1) La dichiarazione d'amore e l'entusiasmo dei tifosi - "Con Roma c'è un legame speciale" dice lo sceicco, "Faremo grandi cose". Che bello, quanto ammmore! E ovviamente anche gli ultrà non stanno nella pelle e appena sentono la parola "sceicco", si immaginano nella loro squadra i grandi campioni. Il problema è quando anche nelle redazioni dei giornali sportivi ci sono i tifosi, ma questo è un altro problema...

Orgasmi multipli nella redazione del Corriere...

2) Il momento dei dubbi - I problemi cominciano quando alle dichiarazioni roboanti non seguono i fatti; in questo caso molti si sono fatti delle domande quando, a fronte dei presunti 2 miliardi di euro di patrimonio personale, si è scoperto che l'abitazione di al Qaddumi é un appartamento a Cordigliano (provincia di Perugia) di due camere, cucina e bagno e la moglie è un'impiegata comunale...non proprio una vita da sceicco! Insospettiva anche il fatto delle mancate acquisizioni dell'Acqua Marcia e dell'hotel Eden a Roma e il fatto che, a parte queste poche notizie, di lui non si sapeva nulla. Altri dubbi quando lo sceicco avrebbe preteso un ruolo all'interno della società per Michele Padovano, ex Juve, ma soprattutto condannato a 8 anni per traffico di stupefacenti e pupillo di Moggi (e non so quale delle due cose è peggio...)

3) Il bidone - Entro il 14 Marzo avrebbe dovuto sborsare 50 milioni di euro...Ma da qualche giorno di Al Qaddumi non si ha nessuna notizia...Strano, vero?

4) L'indagine della magistratura - Accusa di aggiotaggio, viste le forti oscillazioni del titolo in Borsa, iniziate con la notizia dell'arrivo dello sceicco.

Non ditemi che voi vi fidereste di uno così!

Addio Adnan, torna nel tuo bilocale di Cordigliano!