giovedì 10 ottobre 2013

Paolo Poggi: velocissimo e...introvabile!

La scorsa settimana, il centrocampista del Milan Sulley Muntari è andato in rete dopo soli venti secondi. Fa sempre scalpore segnare in così poco tempo, ma ci sono stati altri giocatori (in serie A e in campo internazionale) che hanno fatto meglio di Muntari. Ad esempio Marco Branca, che in un Udinese-Fiorentina del 1993 finito 4-0, l'attuale direttore sportivo dell'Inter impiegò solo 9 secondi e 1 decimo per battere il portiere viola Mareggini. Ma il record per ora appartiene ancora a Paolo Poggi: il 2 dicembre 2001, Poggi impiegò solo 8 secondi e 9 decimi e curiosamente la vittima era ancora la Fiorentina..."Otto secondi sono davvero pochi, mister Novellino non si era neanche seduto!", il  ricordo dell'attaccante piacentino.

Paolo Poggi, nato a Venezia classe '71, cresce nel vivaio della sua città ma debutta in serie A con il Torino. Sarà decisivo per la conquista della coppa Italia del 1993 (ultimo trofeo vinto dai granata), segnando in semifinale due reti ai rivali della Juventus, una all'andata (1-1 il risultato) e una al ritorno (2-2). Nel 1994 viene acquistato dall'Udinese (serie B) e arriva subito la promozione; non c'è dubbio che in Friuli vivrà gli anni migliori. Non è mai stato un grande goleador, piuttosto un attaccante che si sacrificava per la squadra ma nei suoi primi tre anni nella massima serie all'Udinese realizza rispettivamente 9, 13 e 10 reti, contribuendo a scrivere delle pagine bellissime per i bianconeri; infatti arrivano anche due partecipazioni alla coppa Uefa nel '97 e nel 2000 (5 presenze e un gol in totale).
D'altronde stiamo parlando di un tridente formato da Bierhoff, Amoroso e Poggi, un lusso per quegli anni! A metà della stagione 1999-2000 viene ceduto alla Roma (11 presenze senza nessuna rete) e visto che non trova spazio viene ceduto al Bari ma 4 gol non bastano ad evitare la retrocessione. Passa al Parma che lo gira in prestito al Piacenza, in quella stagione centra il record di cui sopra e con la squadra arriva ad un buon dodicesimo posto grazie anche ad un attacco cult: su tutti Dario Hubner capocannoniere del campionato con 24 gol, Carmine Gautieri ed Eusebio Di Francesco (in quella stagione raccolse 7 presenze senza reti anche Amauri)...Finita l'esperienza al Piacenza e a soli 31 anni compie una scelta coraggiosa, rinuncia ad un buono stipendio pur di raggiungere il suo Venezia in serie B (nonostante la squadra fosse appena stata spolpata dal presidente Zamparini, migrato a Palermo con molti giocatori): per andare agli allenamenti prendeva il vaporetto! "Mi hanno detto se ero matto. Rinunciare alla serie A per una squadra disastrata di serie B. Incomprensibile, secondo loro, sia dal punto di vista professionale che economico. Altri però l'hanno invece capita e apprezzata". Poi nel 2002-03 il ritorno con l'Ancona (e come compagno d'attacco ritrova Hubner) in serie A ma a gennaio è di nuovo al Venezia, poi finisce a Mantova in serie C1 (ancora insieme a Hubner!) che trascina in serie B e poi ai playoff per la promozione persi contro il Torino l'anno successivo. Chiude la carriera giocando tre anni nel Venezia che ripartiva dopo il fallimento e nel 2009 lascia il calcio.   

Ma Paolo Poggi 15 anni fa era famoso anche per un altro motivo: nel 1997 la Topps (marca di gomme da masticare) decide di lanciare una raccolta di figurine (tre all'interno di ogni confezione di gomme al costo di 100 lire) e un album che si poteva ritirare gratuitamente in tabaccheria e quelli che completavano l'album avrebbero ricevuto in cambio un pallone e una maglia della squadra del cuore. In effetti l'idea è buona e il successo è notevole: è facile vedere ragazzi che escono da scuola e spendono la loro esigua paghetta per comprarsi il maggior numero possibile di gomme e figurine (ogni riferimento al sottoscritto è puramente casuale). Il problema è che la maggior parte degli album è incompleta: non si trovano le figurine di Paolo Poggi e Sergio Volpi. Un dramma! Ragazzi che avevano diversi album quasi completi, voci incontrollate di amici che avevano trovato le figurine mitologiche, ragazzi del nord che credevano che Poggi & Volpi erano in commercio solo al sud (e viceversa). Poggi che ricordava quei giorni: "Mi ricordo che ogni allenamento venivano a chiedermi questa benedetta figurina, ma non sapevo come aiutarli". Un casino pazzesco, mancava solo un'interrogazione parlamentare (anche se c'è stata un'indagine del programma televisivo "Mi manda Lubrano", quando la stessa Topps ha ammesso in trasmissione che la tiratura delle due figurine era molto limitata, solamente 50-100 esemplari messi in circolazione). Insomma, album incompleto e niente maglia del Bologna: e chi se li scorda Poggi e Volpi?

Incubi.....

sabato 5 ottobre 2013

La foto della settimana - Ciprian Marica




Cosa c'è di strano in questa fotografia? Beh apparentemente niente. Il Getafe presenta il suo nuovo acquisto, l'attaccante rumeno Ciprian Marica. La particolarità sta proprio nel nome sulla maglietta al posto del cognome Marica: infatti il cognome del calciatore rumeno è molto simile alla parola che significa checca in spagnolo, "maricon"...

martedì 1 ottobre 2013

FRATELLI DI... - Marco Pecoraro Scanio

Tutti (non esageriamo...molti) conoscono Alfonso Pecoraro Scanio, ex leader dei Verdi ed ex Ministro delle Politiche agricole. Però non tutti sanno che suo fratello Marco per anni è stato il fratello famoso della famiglia.

Centrocampista cresciuto nelle giovanili dell'Inter (l'Inter non si fa mai scappare i grandi talenti...), debutta a
20 anni in serie A nel 1981-82 con l'Avellino. Viene mandato in prestito in C1 al Rimini dove incrocia...Arrigo Sacchi! Il profeta di Fusignano lo fa giocare tanto (29 presenze) e ottiene anche 3 gol. La stagione successiva ancora C1 stavolta con la Salernitana; le tre stagioni successive ritorna in Irpinia ma raccoglie poche presenze (15 in tutto), quindi scende di categoria e disputa due stagioni con Cagliari e Genoa. All'inizio della stagione 88-89 torna alla Salernitana in C1, e nel 1990 conquista la promozione in B. Ad ottobre del 1991 finisce all'Ancona e al termine di una bella stagione viene promosso in serie A, prima volta di sempre della squadra marchigiana in serie A. Promozione centrata al Dall'Ara di Bologna, davanti ad un incredibile folla di più di 10.000 tifosi che invasero la città, mostrando una passione incredibile nonostante la pioggia.

L'Ancona retrocede subito, ma nella stagione successiva (1993-94) riuscirà incredibilmente ad arrivare in finale di coppa Italia: dopo aver eliminato Giarre, Napoli, Avellino, Venezia e Torino, arrivano in finale contro la Sampdoria che all'epoca era una delle grandi del campionato, ma il formato della finale (andata e ritorno) concede poche possibilità ai biancorossi che riescono a pareggiare 0-0 in casa ma perdono 6-1 a Marassi (Gullit, doppietta di Lombardo, Vierchowod, Bertarelli ed Evani per la Samp, gol della bandiera di Lupo per l'Ancona).

Marco Pecoraro Scanio ad ottobre del 1994 si trasferisce al Lecce e a fine stagione annuncerà il suo ritiro dal calcio. E nel 2006 viene eletto Senatore.

giovedì 26 settembre 2013

Il carnevale di Edmundo

Era impegnato in quei mesi. Aveva un "serio problema personale da risolvere", così era ritornato nel suo adorato Brasile. Anche perché il serio problema personale era un processo per omicidio colposo dovuto ad un incidente del 1995 in cui erano morte tre persone. Edmundo Alves de Souza Neto era sbarcato in Italia nel gennaio del 1998. Dopo una buona carriera in Brasile dove veste le maglie di Vasco da Gama, Palmeiras, Flamengo e Corinthians, vincendo 3 campionati brasiliani (nel '93 e '94 col Palmeiras, nel '97 col Vasco da Gama), 2 campionati paulisti e un campionato carioca oltre ad un titolo di capocannoniere (29 gol nel 1997) e la coppa America con la nazionale. Un buon curriculum, non c'è che dire, tanto che Vittorio Cecchi Gori lo paga 13 miliardi di lire. Ma in quel gennaio del '98, il nostro conosce per la prima volta una cosa a lui molto sgradita: la panchina. L'allenatore Malesani all'inizio lo considera poco; "Non sono mai stato in panchina, nemmeno quando avevo otto anni" specifica l'attaccante. E allora prende l'aereo e torna in Brasile. Aveva il processo, certo, ma c'era anche il carnevale di Rio. Il 16 marzo torna in Italia col capo cosparso di cenere ("Sono pentito di quello che ho fatto, ma non potevo agire in modo diverso") e pochi giorni dopo arriva anche il primo gol in serie A contro il Napoli.


Tutto risolto? Sembra di sì. Ma l'anno dopo, con la Fiorentina prima in classifica e con Gabriel Batistuta fuori per infortunio, il brasiliano torna al suo amato Carnevale. Mentre la Fiorentina perde punti preziosi e lo scudetto diventa un miraggio, Edmundo se la spassa a Rio de Janeiro facendo bere della birra ad una scimmietta. Immaginate la gioia di Giovanni Trapattoni, allenatore della squadra...


Una decisione sciagurata ovviamente, ma nel suo contratto c'era una clausola che consentiva al giocatore di partecipare alle sfilate carnevalesche, quindi in parte è anche colpa della società se si è verificata questa spiacevole situazione.
Dopo l'anno e mezzo a Firenze, il giocatore torna in Brasile per due campionati con Vasco da Gama e Santos, segnando 26 gol in totale. Edmundo decide di riprovarci col calcio italiano: a Napoli il giorno della sua presentazione soni in 20.000 al San Paolo. Purtroppo, un infortunio alla prima giornata gli fa disputare solo metà stagione e mai al top della condizione fisica, e quell'anno il Napoli retrocesse...
Edmundo finisce anche in Giappone ai Tokyo Verdy, per poi ricominciare il suo giro in Brasile. Da segnalare i 13 gol segnati col Vasco da Gama a 37 anni suonati.

sabato 21 settembre 2013

LO SAI CHE? - La squadra dei sogni



Allora, in porta Gordon Banks. Roberto Carlos e Cafu sulle fasce. Cruyff, Gascoigne e Maradona dietro Messi e Lineker e giocano tutti in una squadra inglese che milita in sesta categoria, l'FC Franborough. Non male, vero? E' l'idea che è venuta a quei mattacchioni di Paddy Power, famoso bookmaker irlandese: usare i nomi di tutti i più grandi giocatori nella storia del calcio e in cambio firmare il contratto di sponsorizzazione (e rinominare lo stadio in Paddy Power Park). C'è anche un italiano (Maldini) e pure l'allenatore ha cambiato nome, adesso si chiama Josè Mourinho. Il gioco è fatto e la squadra ottiene visibilità in tutto il mondo...


mercoledì 11 settembre 2013

La dinastia degli Aubameyang

Dopo la tripletta all'esordio in Bundesliga (un impresa riuscita solo ad altri sei calciatori prima di lui), è finito sotto i riflettori Pierre-Emerick Aubameyang, nuovo acquisto del Borussia Dortmund acquistato in estate dal Saint-Etienne per 14 milioni. Ma Pierre-Emerick è solo l'ultimo degli Aubameyang a far parlare di sé...

Il padre. Pierre François Aubameyang è stato un modesto difensore, nato in Gabon nel 1965. Anni di militanza in giro per il mondo, con una grande militanza nello Stade Lavellois in Francia dal 1984 al 1991, fino a quando nel 1996-97 finisce a giocare nella Triestina, in serie C2 e qui la vita di Pierre cambia radicalmente. Dopo aver perso un volo diretto per Parigi all'aeroporto di Trieste, si dirige verso l'aeroporto di Venezia per prendere un altro aereo; qui, Ariedo Braida, direttore sportivo del Milan, lo scambia per il calciatore rossonero George Weah; resosi conto dell'errore Braida decide comunque di offrire un passaggio fino a Venezia al gabonese e durante il tragitto, Pierre parla al dirigente milanista dei suoi tre figli. Braida incuriosito dalla parlantina di Aubameyang, decide di dargli fiducia e nel giro di pochi anni i suoi tre figli giocheranno con la maglia del Milan (con scarse fortune), mentre Pierre è tutt'ora nello staff degli osservatori del Milan, col compito di scovare i giovani talenti francesi e africani. 



Catilina. Nome da senatore romano, il maggiore dei fratelli Aubameyang è arrivato in Italia nel vivaio della Reggiana nel 1998. Nel 2000 viene acquistato dal Milan, dove viene inizialmente parcheggiato in primavera. Esterno di centrocampo, provato da Ancelotti anche come terzino, ma i limiti tecnici del giocatore erano evidenti. Nonostante tutto colleziona una presenza in coppa UEFA e l'anno successivo una in Champions League e una in campionato (contro il Piacenza, persa 4-2 con Ancelotti che schierava tutte le riserve possibili in vista della finale di Champions poi vinta ai rigori contro la Juve). A Milano, Catilina viene ricordato soprattutto per una scazzottata con Gattuso: prima di una partita contro il Bayern Monaco nell'ottobre 2002, Ringhio si arrabbiò dopo una serie di brutte entrate del gabonese che gli rispose per le rime...dentro lo spogliatoio volarono gli stracci! Dopo la breve esperienza rossonera, inizia la parabola discendente: Triestina (serie B), Rimini (serie C1) e Ancona (C2), prima di lasciare l'Italia per la Svizzera (Lugano e Chiasso), poi il ritorno in Gabon al 105 Libreville con tanto di campionato vinto, la Francia (Paris FC, Ajaccio e Gazelek Ajaccio), fino al ritorno in patria con l'FC Sapins.



Willy. Attaccante classe '87, nel 2005 entra nelle giovanili del Milan e si mette in mostra nel trofeo Berlusconi 2006, la classica partita di inizio stagione contro la Juventus. Nel 2007-08 entra nella rosa della prima squadra ma gioca solo una partita di coppa Italia contro il Catania. Cominciano la serie di prestiti: Avellino in serie B (30 presenze ma solo un gol), l'Eupen (seconda serie belga), il Monza (serie C1), il Klimarnock in Scozia, poi il ritorno in patria al FC Sapins col fratello maggiore Catilina. Sembrava destinato ad una carriera migliore, Filippo Galli (suo allenatore ai tempi della primavera del Milan) parlava molto bene di lui, Galliani affermò che in caso di squalifica per doping di Borriello, "Willy resterà con noi tutta la stagione". Tenuto in buona considerazione, ma non è mai esploso. 



Pierre-Emerick. Il migliore dei tre, se ne accorge subito anche il padre ("a livello tecnico è certamente il più bravo dei tre"). Arriva nella primavera del Milan nel gennaio 2007, capocannoniere della Champions Youth Cup del 2007, nel 2008-09 va in prestito al Digione (seconda serie francese), l'anno successivo al Lilla e nel 2010-11 al Monaco senza impressionare. Il suo girovagare in prestito finisce quando approda al Saint-Etienne nel gennaio 2011. Il suo cartellino viene acquistato dalla squadra francese a prezzo di saldo (2 milioni di euro) e Pierre ripaga la fiducia realizzando in due stagioni 16 e 19 gol. Ad oggi conta 33 presenze e 12 gol in nazionale, quella del Gabon (avrebbe potuto anche essere convocato dalla nazionale francese, con la quale aveva disputato una partita con l'under 21) e un'esperienza alle Olimpiadi di Londra 2012...Il migliore della famiglia, e l'unico a non aver mai giocato nella prima squadra rossonera, qualche domanda a Milanello dovranno pur farsela...



P.S: una curiosità, il 17 Novembre 2010 in occasione della partita persa contro il Senegal 1-2, tutti e tre i fratelli Aumbameyang sono scesi in campo per il Gabon!