lunedì 13 aprile 2015

Foto dall'archivio - La furia di Mondonico



Amsterdam 1992. La finale di coppa Uefa vede di fronte i padroni di casa dell'Ajax contro il Torino. I granata hanno eliminato in semifinale addirittura il Real Madrid di Hierro e Butragueño. La finale d'andata però ha visto gli olandesi strappare un buon pareggio per 2-2 a Torino, costringendo il Toro all'impresa in Olanda.
La squadra granata è assatanata e meriterebbe decisamente la vittoria. Ad impedirglielo, la mala sorte: colpo di testa di Casagrande, palo; tiro di Mussi da fuori area, pallone deviato e palo; una girata in mezzo all'area di Sordo a un minuto dalla fine, traversa. Ma oltre ai tre legni colpiti, c'è una decisione arbitrale molto contestata: passaggio in profondità per Cravero, dribbling a rientrare verso la porta. Frank De Boer è superato ma cerca di rimanere attaccato a Cravero che cade in area. Il contatto c'è, non è clamoroso, ma il rigore ci starebbe. Chi non ci sta è l'allenatore del Torino: Emiliano Mondonico. Alza al cielo la prima cosa che trova tra le mani vicino alla sua panchina, una sedia. E' arrabbiato, infuriato per la decisione arbitrale, ma si limita solo a sollevare la sedia per aria. E' il gesto di protesta di un allenatore della squadra di provincia che si ribella al destino cinico e baro.
"Un gesto che non rifarei. Ma le mie origini nascono in osteria e lì i propri diritti si fanno valere anche con le sedie"
Nella curva del Toro, in occasione di decisioni arbitrali avverse, si può tuttora sentire il coro che ricorda quella notte stregata: "Emiliano, alzaci la sedia"

lunedì 6 aprile 2015

Una vita da mediano - Renato Olive

"Sempre lì, lì nel mezzo, finchè ce n'hai stai lì" (Una vita da mediano, Ligabue) 

Renato Olive è uno di quelli che conosce per davvero il significato della parola "gavetta". Nato a Fasano in provincia di Bari nel 1971, cresce nelle giovanili del Monopoli. Dopo una breve esperienza alla Vis Pesaro e una terribile doppia retrocessione con il Lecce (dalla A alla C1 in due stagioni) dopo aver assaporato brevemente l'esordio in serie A avvenuto nel 1994, riparte con la Fidelis Andria.  La grande occasione arriva durante la seconda stagione ad Andria, quando viene ceduto in Umbria, a Perugia. E' l'inizio di un cammino quasi impensabile dove insieme a tanti giocatori provenienti dalle serie inferiori come lui (per non parlare di quel mister bizzarro che allena col cappellino e si chiama Serse Cosmi) e stranieri sconosciuti, produrrà due stagioni favolose con promozione in serie A (spareggio vinto col Torino ai rigori) e salvezza tranquillissima l'anno dopo. 
La consacrazione per il centrocampista arriva col trasferimento a Bologna, dove in tre anni diventa un pilastro della squadra rossoblu, raccogliendo grandi elogi individuali e anche dei buoni risultati di squadra. 
E' un centrocampista che lotta, che rincorre l'avversario, dal tackle duro e dalla grande resistenza fisica; ma di Olive ci si ricorda anche per un buon tempismo negli inserimenti a palla ferma, visto che colleziona 13 reti nelle sue 5 stagioni tra Perugia e Bologna! 

Si può dire che il centrocampista pugliese abbia lasciato un ottimo ricordo praticamente in tutte le squadre in cui ha giocato tranne che a Napoli. Dopo i tre anni di Bologna, Olive sente la necessità di cambiare aria e la squadra partenopea è reduce da due stagioni disastrose visto che non è riuscita a conquistare la promozione in serie A (anzi, addirittura l'anno precedente aveva chiuso al sedicesimo posto). Le trattative per l'ingaggio di Olive andavano per le lunghe anche perché il giocatore chiedeva molti soldi; a 31 anni potrebbe essere l'ultimo grande contratto della carriera e il centrocampista
pugliese vuole capitalizzare i tanti km percorsi. La trattativa è serrata ma alla fine le due parti trovano l'accordo e Olive si aggiunge a tanti giocatori di esperienza come i difensori Massimo Carrera e Sean Sogliano, centrocampisti come Dario Marcolin, Vidigal, Davide Dionigi e due bomber con parentele importanti: Max Vieri, fratello di Christian e figlio di Bob) e Gianluca Savoldi figlio di un grande bomber della storia napoletana, Giuseppe Savoldi (nonché primo calciatore per cui venne speso un miliardo di lire nel lontano 1975). Purtroppo in un campionato difficile come la serie B, avere una squadra di grandi nomi serve a poco se poi non c'è la sostanza. Va detto che c'erano gravi problemi finanziari e il nostro Olive si fece rappresentante dei calciatori per esigere gli stipendi non corrisposti dalla società durante la stagione. Alla fine i problemi economici non si risolsero e a fine luglio il Napoli viene dichiarato fallito e costretto a ripartire dalla C1. Olive più di tutti viene ricordato con fastidio perché oltre ad aver giocato molto male, dopo un infortunio alla mandibola accusato in gennaio (con tempi di recupero stabiliti normalmente in poco più di due mesi), non è più sceso in campo facendo imbestialire i tifosi napoletani. In pratica la carriera di Olive si chiude qui (10 presenze in tre anni tra Parma, Catania e Bologna), prima dell'ultima stagione a Ravenna nel 2007-08 senza riuscire ad evitare la retrocessione in C1 della squadra romagnola.

Olive comincia ad allenare, entrando a far parte dello staff di Roberto Donadoni al Parma. Purtroppo la situazione del club emiliano è nota a tutti e dopo la stagione di Napoli, un'altra parentesi sfortunata per l'ex centrocampista pugliese. Ma non preoccupatevi. Lui non molla. Non l'ha mai fatto...   

lunedì 2 marzo 2015

martedì 24 febbraio 2015

Come nacquero i "gol alla Del Piero"

Lancio lungo sulla fascia. La prende Del Piero, il giovane ragazzo padovano che da qualche tempo gioca con ottimi risultati in prima squadra. Controlla il pallone e cerca di rientrare verso il centro dell'area. Lo prende in consegna Jurgen Kohler (tra l'altro ex Juve). Si sposta la palla col destro per fintare di andare di nuovo verso l'esterno, ma è appunto una finta. Rapido tocco di sinistro per trovare lo spazio necessario per la giocata; eccolo lo spazio: il tiro a giro d'esterno è imprendibile per qualsiasi portiere al mondo, che in queste circostanze coprono il primo palo mezzo metro in avanti dalla linea di porta.
Una condanna a morte per le squadre avversarie.
E' nato il gol alla Del Piero, un gol già visto nel campionato italiano, ma che necessitava della consacrazione europea nella Champions League.
Ah, due settimane dopo, altro gol identico alla Steaua Bucarest, il controllo su lancio di Ciro Ferrara è qualcosa di sublime.
Ah, tre settimane dopo il gol ai rumeni, gol su punizione ai Rangers, con una parabola che neanche Gesù Cristo...

Stasera si affronteranno di nuovo Juventus e Borussia Dortmund. Ma in campo, un'altro che fa le cose che faceva il 10 bianconero non c'è.


Il momento prima del tiro

venerdì 20 febbraio 2015

METEORE - Fabricio Coloccini

Titolo piuttosto banale, d'accordo. Comunque un modo semplice per parlare di quei giocatori che nel nostro campionato non hanno avuto fortuna e che a volte sono stati troppo frettolosamente etichettati come meteore (quando non come bidoni)...

Zaccardo, Costant, Zapata. No, ultimamente la difesa del Milan non è un bel vedere. Rimane un mistero come mai un giocatore come Fabricio Coloccini abbia giocato solo 2 partite durante la sua permanenza a Milano. Sicuramente non sarà un giocatore paragonabile al livello di gente come Nesta e Maldini ma sarebbe stato più utile di tanti mezzi figuranti che si sono alternati con la maglia rossonera negli ultimi anni. Il difensore argentino classe 1982, viene acquistato nel 1999 dal Milan quando ha compiuto 17 anni; giusto il tempo di collezionare due presenze in prima squadra col Boca Juniors e si trova subito catapultato in Italia. Il trasferimento è tribolato: il Milan trova l'accordo per il suo contratto solo con il padre-procuratore del giocatore e non col Boca Juniors; i rossoneri forti della volontà del giocatore lo strappano al club argentino ma la FIFA imporrà un risarcimento di 7,5 milioni (dati Transfermarkt).
Giocatore ovviamente tutto da formare sebbene dal talento evidente; arriva il prestito al San Lorenzo dove vince il Clausura 2001. Altre importanti esperienze in prestito nella Liga spagnola dove in tre anni gioca per Deportivo Alavés (dove fa registrare il primato di reti stagionali, 6), Atletico Madrid e Villareal. Al termine della stagione 2003-04 sembra pronto per imporsi anche in un campionato complesso come quello italiano. Invece colleziona la miseria di due presenze stagionali, inevitabile il trasferimento a metà stagione; questa volta la cessione è a titolo definitivo e ad aggiudicarselo è il Deportivo La Coruña. Rimane tre anni prima di venire acquistato dal Newcastle diventandone in breve tempo apprezzato giocatore e anche il capitano della squadra.
Sicuramente un buon esempio di un giocatore che non ha mai avuto la possibilità di dimostrare il suo indubbio valore, vittima di approssimazione e poca pazienza, eterni difetti del calcio italiano.


domenica 25 gennaio 2015

ANNIVERSARI - Kung fu Cantona


25 Gennaio 1995 - Il Crystal Palace ospita il Manchester United. Partita tesa, il nostro Eric Cantona viene espulso. Niente di strano, il caratterino del francese è ben noto e Richard Shaw ha l'unico scopo di fare uscire dai gangheri il talentuoso francese. Missione compiuta e Cantona si avvia verso gli spogliatoi tra gli insulti del Selhurst Park. Ma nelle prime file dello stadio c'è un ragazzo particolarmente agitato, Matthew Simmons. "Francese figlio di puttana". Quando è troppo è troppo, Cantona si alza in volo, BAM! Tacchetti in faccia a Simmons con un calcio volante a scavalcare la barriera tra tifosi e calciatori e tifosi. Mai nessuno si era spinto così oltre.


"Volevo compiacere i miei tifosi. Credo che sia un sogno di molte persone prendere a calci questo tipo di individui. L'ho fatto anche per loro (i tifosi), quindi sono felice. E' come se li avessi liberati. E' stato uno dei momenti salienti della mia carriera, una grande emozione".
Eric Cantona è anche questo...