Puntate precedenti: Fabricio Coloccini
Difficile trovare una meteora più meteora di Nello Russo. La carriera di questo attaccante nato nel 1981 in un paese in provincia di Milano, è sostanzialmente riassumibile in un unico giorno: il 5 dicembre 1999. Dopo tutta la trafila nelle giovanili dell'Inter è arrivato il momento dell'esordio in prima squadra. L'Inter di quella stagione (32 giocatori in rosa!) aveva un reparto attaccanti incredibile: Ronaldo, Roberto Baggio, Christian Vieri, Alvaro Recoba e Ivan Zamorano (più Adrian Mutu acquistato durante il mercato invernale); difficile per un diciottenne trovare spazio in mezzo a questi campioni anche se per l'esordio di Russo si verificano alcune fortunate circostanze: 1) pochi giorni prima, il fenomeno brasiliano Ronaldo si ruppe il tendine rotuleo del ginocchio destro. Rientrerà cinque mesi dopo contro la Lazio, ma subirà un terribile infortunio che lo terrà lontano dai campi per un anno. 2) i pessimi rapporti tra Baggio e l'allenatore Lippi (di cui parlerò in un altro post)...
Torniamo a quel famoso 5 dicembre. Recoba apre le marcature con un bel gol segnato incredibilmente col destro (lui, mancino purosangue) e raddoppia Vieri sul filo del fuorigioco. 2-0 e l'Udinese che sembra piuttosto arrendevole. Secondo la tipica mentalità italiana, l'occasione ideale per far giocare qualche minuto ad un giovane per poi vantarsi in sala stampa (piuttosto che responsabilizzarli e farli partire dall'inizio della partita). Comunque Russo entra al 30' della ripresa al posto di Recoba; ultimo minuto della partita, Vieri parte col pallone in un'azione piuttosto confusa, la palla carambola a centro area e Russo insacca con un preciso diagonale che non lascia scampo a De Sanctis. Come farebbero tanti ragazzi che segnano all'esordio in prima squadra, è incredulo quando esulta, si mette le mani tra i capelli prima di essere travolto dai compagni...
Probabilmente in tanti hanno preso un abbaglio quel pomeriggio e hanno scambiato quel bravo calciatore per un campione che evidentemente non è. Forse quei paragoni letti sui giornali (Van Basten, Serena, Vieri) hanno fatto perdere la bussola al giovane milanese. Addirittura Baggio che si sente scavalcato da Russo nelle preferenze di Lippi (lo ha ammesso lui stesso nella sua biografia). Quello che è sicuro è che quel giorno di dicembre resta l'unica sua presenza in serie A (Lippi non lo ripropone più) e dalla stagione successiva comincia il giro d'Italia nella speranza di tornare da protagonista a San Siro.
Si comincia con la serie C: Lecco, Arezzo, Viterbese, Lumezzane...ma la tanto attesa consacrazione non arriva. A 24 anni arriva al Crotone in serie B, ci sarebbe ancora tempo per una svolta positiva, ma la carriera di Russo non decolla: Albinoleffe, Spezia, Pescara, Padova, ancora Crotone. Niente da fare, pochissimi gol segnati; torna in serie C al Monza ma dopo due stagioni il club brianzolo rescinde il contratto. Adesso Russo gioca coi dilettanti del Mapellobonate. Eppure potrà raccontare di essere stato allenato da Lippi, di aver giocato con Baggio e Ronaldo e di aver segnato al portiere che nel 2013-14 ha subìto meno gol...
domenica 29 novembre 2015
sabato 16 maggio 2015
Steven Gerrard, You'll Never Walk Alone!
Un cugino morto nella strage di Hillsborough. Il "treble" nella stagione 2000-01. Il rifiuto per il trasferimento al Chelsea nel 2004. La conquista l'anno successivo di una Champions League quasi impossibile (la rimonta da 0-3 contro il Milan). La ricerca disperata di un titolo che nella città dei Beatles manca da 25 anni, il campionato inglese; obiettivo che stava per essere raggiunto l'anno scorso, prima che una sua banale perdita di equilibrio, spalancasse la porta all'attaccante del Chelsea Demba Ba che realizza sotto la Kop e la strada del titolo prende la direzione di Manchester, sponda City. E' stato l'unico titolo che non ha vinto durante la sua carriera, perso per una banale scivolata.
Oggi, per l'ultima volta ad Anfield Road dopo 708 presenze, Steven Gerrard sentirà risuonare l'inno del Liverpool
Quando cammini nel bel mezzo di una tempesta tieni la testa bella alta e non aver paura del buio: alla fine della tempesta, c'è un cielo d'oro e la dolce canzone d'argento cantata dall'allodola.
Cammina nel vento, cammina nella pioggia, anche se i tuoi sogni
verranno gettati via o saranno falliti. Vai avanti, vai avanti con la speranza nel tuo cuore e non camminerai mai da solo.
NON CAMMINERAI MAI DA SOLO.
Vai avanti, vai avanti con la speranza nel tuo cuore
"Quando starò per morire, non portatemi all'ospedale, portatemi ad Anfield. Sono nato lì e morirò lì."
lunedì 4 maggio 2015
AMARCORD - Real e Juve, tutti i precedenti
Puntata precedente: gli ex giocatori di Real e Juve
Dopo aver esaminato i giocatori che sono passati tra Real e Juventus, vediamo i precedenti tra i due club. 16 partite, 8 vittorie per il Real, 1 pareggio e 7 vittorie per i bianconeri. Curiosamente sono di meno i gol segnati dai Blancos (16) rispetto a quelli della Juve (18). Il primo confronto risale al lontano 1962 in occasione di un quarto di finale; il primo confronto si gioca a Torino, ma è subito vittoria Madrid grazie alla "Saeta rubia" Alfredo Di Stefano, al ritorno la Juve pareggia i conti grazie ad Omar Sivori. A quei tempi non esistevano i tempi supplementari, quindi la settimana dopo si gioca la partita di spareggio, ma la vittoria del Real è netta (1-3). Prime tre partite e tre vittorie fuori casa!
Prima dell'incontro successivo passano 24 anni quando le due squadre si ritrovano per un incontro di secondo turno. Le reti di Butragueno e di Cabrini danno le vittorie, ma ai rigori passano gli spagnoli.
Nel 1996 i bianconeri riescono nell'impresa di ribaltare la sconfitta dell'andata (1-0 gol di Raul), il Delle Alpi è una bolgia grazie ad Alex Del Piero (su calcio di punizione che passa beffardo in mezzo alla barriera) e a un preciso diagonale di Michele Padovano. Per la Juventus a fine stagione arriverà la vittoria della seconda coppa Campioni della sua storia!
La vittoria più importante è quella messa a segno dal Real nella finale del 1998. All'Amsterdam Arena i madrileni vincono per la settima volta la coppa dalle grandi orecchie grazie ad un gol di Predrag Mijatovic: l'attaccante serbo è rapidissimo a sfruttare uno sfortunato rimpallo generato da un violento tiro di Roberto Carlos. Mijatovic però parte da una posizione di fuorigioco, anche se in campo quasi nessuno se ne accorge; partita brutta, in particolare deludono i due campioni più attesi, Del Piero e Raul autori di prestazioni davvero anonime.
Indimenticabile per la Juventus il ricordo delle semifinali 2003: il 2-1 dell'andata regalava ancora qualche possibilità, merito soprattutto del gol segnato da David Trezeguet a fine primo tempo; ma per passare il turno serviva una prestazione epica: Pavel Nedved è onnipotente, fa di tutto in campo e segna anche la terza rete che fissa il risultato su un impietoso 3-0 (troppo tardiva la rete dell'ex, Zinedine Zidane); ma un ingenuo fallo a centrocampo gli costa l'ammonizione e quindi la squalifica per la finale italiana col Milan: probabilmente la Juve ha perso in quel momento la finale...
Nel 2005 la Juventus di Capello estromette il Real agli ottavi. Per i bianconeri è la quarta vittoria di fila negli scontri ad eliminazione diretta (esclusa la finale del 1998); in pratica dopo gli scontri del '62 e dell'86, il Real è sempre stato eliminato dal club italiano...
Gli ultimi 4 incontri si sono verificati tutti durante i gironi preliminari. Nel 2008 a sorpresa due vittorie su due per la Juventus reduce dalla retrocessione di due anni prima in seguito a Calciopoli, da ricordare soprattutto la vittoria al Bernabeu del 25 novembre: doppietta di Del Piero e standing ovation del pubblico madrileno, un momento davvero da brividi.
Le ultime due partite risalgono al 2013: vittoria per il Real al Bernabeu e pareggio (unico in sedici precedenti) allo Juventus Stadium.
Dopo aver esaminato i giocatori che sono passati tra Real e Juventus, vediamo i precedenti tra i due club. 16 partite, 8 vittorie per il Real, 1 pareggio e 7 vittorie per i bianconeri. Curiosamente sono di meno i gol segnati dai Blancos (16) rispetto a quelli della Juve (18). Il primo confronto risale al lontano 1962 in occasione di un quarto di finale; il primo confronto si gioca a Torino, ma è subito vittoria Madrid grazie alla "Saeta rubia" Alfredo Di Stefano, al ritorno la Juve pareggia i conti grazie ad Omar Sivori. A quei tempi non esistevano i tempi supplementari, quindi la settimana dopo si gioca la partita di spareggio, ma la vittoria del Real è netta (1-3). Prime tre partite e tre vittorie fuori casa!
Prima dell'incontro successivo passano 24 anni quando le due squadre si ritrovano per un incontro di secondo turno. Le reti di Butragueno e di Cabrini danno le vittorie, ma ai rigori passano gli spagnoli.
Nel 1996 i bianconeri riescono nell'impresa di ribaltare la sconfitta dell'andata (1-0 gol di Raul), il Delle Alpi è una bolgia grazie ad Alex Del Piero (su calcio di punizione che passa beffardo in mezzo alla barriera) e a un preciso diagonale di Michele Padovano. Per la Juventus a fine stagione arriverà la vittoria della seconda coppa Campioni della sua storia!
La vittoria più importante è quella messa a segno dal Real nella finale del 1998. All'Amsterdam Arena i madrileni vincono per la settima volta la coppa dalle grandi orecchie grazie ad un gol di Predrag Mijatovic: l'attaccante serbo è rapidissimo a sfruttare uno sfortunato rimpallo generato da un violento tiro di Roberto Carlos. Mijatovic però parte da una posizione di fuorigioco, anche se in campo quasi nessuno se ne accorge; partita brutta, in particolare deludono i due campioni più attesi, Del Piero e Raul autori di prestazioni davvero anonime.
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| Mijatovic realizza il gol decisivo |
Nel 2005 la Juventus di Capello estromette il Real agli ottavi. Per i bianconeri è la quarta vittoria di fila negli scontri ad eliminazione diretta (esclusa la finale del 1998); in pratica dopo gli scontri del '62 e dell'86, il Real è sempre stato eliminato dal club italiano...
Gli ultimi 4 incontri si sono verificati tutti durante i gironi preliminari. Nel 2008 a sorpresa due vittorie su due per la Juventus reduce dalla retrocessione di due anni prima in seguito a Calciopoli, da ricordare soprattutto la vittoria al Bernabeu del 25 novembre: doppietta di Del Piero e standing ovation del pubblico madrileno, un momento davvero da brividi.
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| Del Piero esce dal campo e il Santiago Bernabeu è in piedi ad applaudirlo |
lunedì 27 aprile 2015
AMARCORD - Real e Juve
Quando si tratta di semifinali europee, è raro assistere a partite poco interessanti. Solo per il blasone delle squadre che normalmente raggiungono questo importante traguardo.
In questa prima parte, ci occupiamo della sfida tra Real Madrid e Juventus. A distanza di 5 anni, una squadra italiana torna alle semifinali della coppa con le grandi orecchie (l'ultima a riuscirci l'Inter di Mourinho nel 2010 che poi vinse la coppa), mentre il Real dopo qualche stagione di appannamento, conquista la quinta semifinale consecutiva: tre sconfitte durante l'era Mourinho (nel 2011 contro il Barcellona, nel 2012 contro il Bayern Monaco ai rigori, nel 2013 contro il Borussia Dortmund), e vittoria per Carlo Ancelotti l'anno scorso contro i campioni in carica del Bayern in attesa di vedere cosa succederà quest'anno...
Tanti gli incroci tra le due squadre. Impossibile però non partire da Zinedine Zidane, che con un trasferimento record per la serie A di 150 miliardi di lire, nel 2001 vola da Torino a Madrid! Il presidente del Real, Florentino Perez cominciò a corteggiarlo per aggiornare la sua collezione di figurine, il francese accettò ma per non rompere in modo traumatico col club che lo aveva consacrato alla ribalta mondiale, fece in modo di far ricadere la colpa del trasferimento sulla moglie. Veronique Fernandez, era la "vittima" perfetta: perché di origine spagnola e anche perché prima del trasferimento del marito, disse che era stanca di Torino e voleva una città sul mare. Noto stabilimento balneare, Madrid... Tipino da prendere con le molle la signora Zidane: pare che prima della famosa finale mondiale 2006 e della testata a Materazzi, Zizou abbia avuto un litigio con Veronique (durante la finale non portava la fede), il nervosismo già alto del giocatore e le provocazioni di uno specialista come Materazzi hanno fatto il resto... Molto esaustivo il commento dell'Avvocato Agnelli su chi portava i pantaloni in casa del trequartista francese: "Zidane non soffre la nostalgia del mare o del sole, ma l' autorità di sua moglie. Gli ho chiesto: 'Ma in casa tua chi comanda?' E lui mi ha risposto così: 'Da quando abbiamo due figli, comanda lei... Io non posso farci proprio niente'".
Altri giocatori molto apprezzati sono stati Fabio Cannavaro ed il centrocampista Emerson Ferreira da Rosa, conosciuto semplicemente come Emerson. Sono arrivati insieme, voluti fortemente da Fabio Capello. Il brasiliano, pur di liberarsi del contratto con la Roma ed andare a Torino, ha detto che soffriva di depressione e che cambiare città avrebbe potuto aiutarlo (inutile dire che a Roma non è piaciuta molto questa storia...); Cannavaro invece arrivò alla Juve in cambio del portiere Fabian Carini, ennesimo pessimo affare concluso dall'Inter. Arrivati nell'estate 2004, lasciano la Juve in seguito ai due scudetti revocati e al processo di Calciopoli, per approdare entrambi al Real Madrid. E in Spagna ritrovano in panchina ancora Fabio Capello! Emerson rimane un solo anno, Cannavaro tre stagioni, prima di giocare un altro anno in bianconero e chiudere l'anno dopo all'Al-Ahli. Capello ha vinto due campionati a Madrid e due a Torino (poi revocati) ma per vari motivi non ha mai legato con le due tifoserie e soprattutto nelle competizioni europee i risultati sono sempre stati deludenti.
Tra i giocatori che hanno lasciato buoni ricordi in tutti e due i paesi, bisogna citare anche il danese Michael Laudrup. Arrivato in Italia a 19 anni, acquistato dalla Juve e subito girato in prestito alla Lazio, dal 1985 al 1989 gioca ottime stagioni a Torino rovinate da troppi infortuni durante gli ultimi anni. Dopo quattro anni al Barcellona (con quattro campionati vinti) passa al Real e vince un altro titolo diventando il primo giocatore a vincere cinque campionati di seguito in due squadre diverse!
Decisamente meno fortunate le avventure di altri giocatori; ad esempio Nicolas Anelka: un Balotelli nato 10 anni prima. Talento molto precoce, tanta esuberanza fisica, pochissima intelligenza calcistica. Al Real arriva a soli 20 anni, troppo presto. Alla Juventus arriva a 34 anni, dopo aver girato 9 squadre e con la pensione abbondantemente garantita. In definitiva due acquisti sbagliati ed inutili...
Provate ad andare a sbirciare tra la i giocatori d'attacco che formavano la rosa dei Blancos all'inizio della stagione 1992-93. Alfonso. Emilio Butragueño. Ivan Zamorano. Juan Esnaider. Sì, proprio quell'Esnaider! Attaccante argentino classe '73, vince con la nazionale under 20 il campionato sudamericano e si guadagna le attenzioni della squadra madrilena. Dopo due stagioni nella squadra B, arriva il debutto in prima squadra (8 presenze e un gol); viene mandato in prestito al Saragozza dove realizza 38 reti totali, vince una coppa del Re e una coppa delle Coppe (capocannoniere del torneo) e si guadagna il ritorno al Real. Ma un'altra stagione in ombra a Madrid fa capire che non c'è posto in quella squadra per lui; seguono stagioni non eccezionali tra Atletico Madrid ed Espanyol dove mette in mostra un carattere fumantino; discussioni infinite con l'allenatore Antic dell'Atletico e scazzottata col compagno di Miguel Angel Benitez durante il periodo in Catalogna. L'8 novembre 1998 il legamento del ginocchio sinistro di Alex Del Piero si rompe totalmente e la Juve cerca un sostituto: il primo nome è quello di Hakan Sukur attaccante turco molto esoso; troppo per Luciano Moggi che opta per l'argentino Esnaider. Della sua presenza se ne ricordano soprattutto il cassiere del club (15 miliardi di lire per il cartellino e 2,3 miliardi annuali per quattro anni) e le tifose (una vaga somiglianza con Antonio Banderas) che i tifosi sugli spalti, visto che in due stagioni e mezzo realizza la miseria di due reti (nessuna in campionato), una in coppa Italia e una in coppa Uefa contro l'Omonia Nicosia. A metà della stagione 2000-01 torna al Saragozza dove ritrova la via del gol (11 reti in 17 partite) contribuendo alla salvezza del club. Chiusa la carriera pochi anni dopo senza altri squilli di tromba, purtroppo il nome di Esnaider torna sui giornali per un motivo drammatico nel dicembre del 2012: la morte del figlio 17enne a causa di una grave malattia.
Chi allenava Esnaider durante gli anni juventini? Carlo Ancelotti, attuale allenatore del Real... Il tecnico emiliano era diventato allenatore dei bianconeri dopo le dimissioni presentate da Marcello Lippi nel febbraio 1999, due scelte poco apprezzate dai tifosi che alla prima partita di Ancelotti espongono lo striscione "Un maiale non può allenare". Durante la prima stagione guida la squadra fino alle semifinali di Champions perse contro il Manchester United, e ad un deludente 7° posto in campionato. L'anno successivo vince l'Intertoto e arriva secondo dietro la Lazio (dopo il diluvio di Perugia), nel 2001 altro secondo posto dietro la Roma: è la fine del rapporto con la Juve. Dopo varie avventure in giro per l'Europa, nell'estate 2013 l'arrivo a Madrid e subito la vittoria della coppa Campioni... No, non ci sarà da annoiarsi quest'anno!
Provate ad andare a sbirciare tra la i giocatori d'attacco che formavano la rosa dei Blancos all'inizio della stagione 1992-93. Alfonso. Emilio Butragueño. Ivan Zamorano. Juan Esnaider. Sì, proprio quell'Esnaider! Attaccante argentino classe '73, vince con la nazionale under 20 il campionato sudamericano e si guadagna le attenzioni della squadra madrilena. Dopo due stagioni nella squadra B, arriva il debutto in prima squadra (8 presenze e un gol); viene mandato in prestito al Saragozza dove realizza 38 reti totali, vince una coppa del Re e una coppa delle Coppe (capocannoniere del torneo) e si guadagna il ritorno al Real. Ma un'altra stagione in ombra a Madrid fa capire che non c'è posto in quella squadra per lui; seguono stagioni non eccezionali tra Atletico Madrid ed Espanyol dove mette in mostra un carattere fumantino; discussioni infinite con l'allenatore Antic dell'Atletico e scazzottata col compagno di Miguel Angel Benitez durante il periodo in Catalogna. L'8 novembre 1998 il legamento del ginocchio sinistro di Alex Del Piero si rompe totalmente e la Juve cerca un sostituto: il primo nome è quello di Hakan Sukur attaccante turco molto esoso; troppo per Luciano Moggi che opta per l'argentino Esnaider. Della sua presenza se ne ricordano soprattutto il cassiere del club (15 miliardi di lire per il cartellino e 2,3 miliardi annuali per quattro anni) e le tifose (una vaga somiglianza con Antonio Banderas) che i tifosi sugli spalti, visto che in due stagioni e mezzo realizza la miseria di due reti (nessuna in campionato), una in coppa Italia e una in coppa Uefa contro l'Omonia Nicosia. A metà della stagione 2000-01 torna al Saragozza dove ritrova la via del gol (11 reti in 17 partite) contribuendo alla salvezza del club. Chiusa la carriera pochi anni dopo senza altri squilli di tromba, purtroppo il nome di Esnaider torna sui giornali per un motivo drammatico nel dicembre del 2012: la morte del figlio 17enne a causa di una grave malattia.Chi allenava Esnaider durante gli anni juventini? Carlo Ancelotti, attuale allenatore del Real... Il tecnico emiliano era diventato allenatore dei bianconeri dopo le dimissioni presentate da Marcello Lippi nel febbraio 1999, due scelte poco apprezzate dai tifosi che alla prima partita di Ancelotti espongono lo striscione "Un maiale non può allenare". Durante la prima stagione guida la squadra fino alle semifinali di Champions perse contro il Manchester United, e ad un deludente 7° posto in campionato. L'anno successivo vince l'Intertoto e arriva secondo dietro la Lazio (dopo il diluvio di Perugia), nel 2001 altro secondo posto dietro la Roma: è la fine del rapporto con la Juve. Dopo varie avventure in giro per l'Europa, nell'estate 2013 l'arrivo a Madrid e subito la vittoria della coppa Campioni... No, non ci sarà da annoiarsi quest'anno!
venerdì 24 aprile 2015
SARANNO FAMOSI - Ianis Hagi
Il padre in Italia c'è passato e ha lasciato un ottimo ricordo. Purtroppo non si è fermato a lungo, ma i due anni in cui Gheorghe Hagi ha giocato per il Brescia (prima e dopo ha giocato rispettivamente per Real Madrid e Barcellona, giusto per dire il livello del calcio italiano anni '90!) sono ancora ben impressi nella memoria dei calciofili italiani...
Adesso la Fiorentina ha comprato il figlio Ianis, classe '98. Se è bravo anche solo la metà del padre, avremo qualcosa di cui parlare per i prossimi anni...
Adesso la Fiorentina ha comprato il figlio Ianis, classe '98. Se è bravo anche solo la metà del padre, avremo qualcosa di cui parlare per i prossimi anni...
lunedì 13 aprile 2015
Foto dall'archivio - La furia di Mondonico
Amsterdam 1992. La finale di coppa Uefa vede di fronte i padroni di casa dell'Ajax contro il Torino. I granata hanno eliminato in semifinale addirittura il Real Madrid di Hierro e Butragueño. La finale d'andata però ha visto gli olandesi strappare un buon pareggio per 2-2 a Torino, costringendo il Toro all'impresa in Olanda.
La squadra granata è assatanata e meriterebbe decisamente la vittoria. Ad impedirglielo, la mala sorte: colpo di testa di Casagrande, palo; tiro di Mussi da fuori area, pallone deviato e palo; una girata in mezzo all'area di Sordo a un minuto dalla fine, traversa. Ma oltre ai tre legni colpiti, c'è una decisione arbitrale molto contestata: passaggio in profondità per Cravero, dribbling a rientrare verso la porta. Frank De Boer è superato ma cerca di rimanere attaccato a Cravero che cade in area. Il contatto c'è, non è clamoroso, ma il rigore ci starebbe. Chi non ci sta è l'allenatore del Torino: Emiliano Mondonico. Alza al cielo la prima cosa che trova tra le mani vicino alla sua panchina, una sedia. E' arrabbiato, infuriato per la decisione arbitrale, ma si limita solo a sollevare la sedia per aria. E' il gesto di protesta di un allenatore della squadra di provincia che si ribella al destino cinico e baro.
"Un gesto che non rifarei. Ma le mie origini nascono in osteria e lì i propri diritti si fanno valere anche con le sedie"Nella curva del Toro, in occasione di decisioni arbitrali avverse, si può tuttora sentire il coro che ricorda quella notte stregata: "Emiliano, alzaci la sedia"
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