domenica 19 ottobre 2014

I Balcani, il calcio e la politica (2/3)

Dopo il primo capitolo dedicato alla turbolenta storia degli ultimi anni della Jugoslavia, concentrandoci sul comandante Arkan. Approfondiamo la sua figura perché di lui si parlerà diffusamente (anche) nell'Italia calciofila di fine millennio.
Arkan e le sue Tigri
Nato nel 1952, Zeljko Raznatovic figlio di un colonnello dell'esercito slavo, a 9 anni scappa di casa, a 18 viene arrestato per la prima volta. Nel 1973 viene arrestato in Belgio e condannato a 10 anni per rapina a mano armata ma riesce ad evadere nel luglio 1979. Ad ottobre è di nuovo in carcere dopo due rapine in Svezia e altre tre in Olanda nel giro di brevissimo tempo; recluso nel carcere di Amsterdam, nel 1981 evade per la seconda volta. Altro paese (Germania), altra rapina, altro arresto e nuova evasione! Prima del ritorno in Jugoslavia, un'ultima impresa nel 1983: arrestato a Basilea e fuggito due mesi dopo, la sua quarta evasione!

Come abbiamo visto, il suo nazionalismo e la sua sete di violenza, trovano terreno fertile nel mondo del calcio: la Guardia Nazionale Serba nasce proprio così, tra gli spalti di uno stadio di calcio di Belgrado. Quelli che in seguito diventeranno famosi come le Tigri, sono nati guardando le partite della Stella Rossa e usando come punto di ritrovo una pasticceria che il club aveva donato all'influente Arkan.
Durante la guerra non si contano gli omicidi e le incredibili brutalità messe in atto dal gruppo di Arkan, tra queste ricordiamo: i genocidi di Prijedor (20.000 morti stimati), Sanksi Most, Visegrad (città bosniaca al confine con la Serbia e dove Arkan uccise centinaia di mussulmani, bruciati vivi oppure lanciati dal ponte che attraversa il fiume Drina, pratica passata tristemente alla storia come il lancio del mussulmano) e quello di Srebenica del 1995 insieme alle truppe di Ratko Mladic...

Finita la guerra, Arkan si stabilisce a Belgrado, dove ama ostentare il lusso frutto di anni di rapine, saccheggi e traffici illegali. Nel 1996 diventa anche presidente di una squadra di calcio serba, l'FK Obilic, piccola squadra di Belgrado. L'arrivo del potente Arkan cambia la storia di un club che fino ad allora non è mai stato influente; addirittura nel 1998 la squadra vince il primo (e unico) campionato della sua storia. Tuttavia, secondo quanto scritto dal giornalista americano Franklin Foer, Arkan minacciava i giocatori delle squadre avversarie dell'Obilic, aiutato dai suoi scagnozzi. Un giocatore ha rilasciato un'intervista nella quale rivelava al magazine FourFourTwo di essere stato rinchiuso in un garage mentre la sua squadra affrontava l'Obilic. Minacciata l'esclusione dalle competizioni UEFA, vista la scomoda presenza di Arkan e una sempre più pressante campagna stampa internazionale, fanno desistere il comandante serbo che cede la società alla moglie: una mezza pagliacciata, ma questo basta alla UEFA e la squadra serba può partecipare ai preliminari di Champions League dove sarà sconfitta dalla forte squadra tedesca del Bayern Monaco.
Personaggio interessante anche la moglie di Arkan: nome d'arte Ceca, popstar serba di successo (più di 10 milioni di copie vendute con i suoi cd), più giovane del marito di 21 anni. Si conobbero quando lei cantò in occasione della festa per il terzo anno di attività delle Tigri, Arkan si innamorò e lasciò la sua seconda moglie (Arkan durante la sua vita ebbe 9 figli da 5 differenti donne). Il matrimonio venne celebrato nel 1995, con Arkan in tenuta da generale della prima guerra mondiale alla guida di un corteo di 50 jeep! Dopo anni di pausa, nel 2002 ritorna sulle scene: siliconata, super sexy, un mega concerto con 100.000 presenti ad acclamarla...
Tornando ad Arkan: nel 1998 scrisse una lettera al presidente americano Bill Clinton vista la crescente tensione in Kosovo, avvisandolo del pericolo del fondamentalismo islamico e di non permettere che il terrorismo continui il terrorismo nel territorio serbo; Clinton non ha mai risposto ad Arkan. Nel 1999 iniziano i bombardamenti della NATO che Arkan accusò di colpire anche i civili; quando venne colpito l'edificio che ospitava anche l'ambasciata cinese di Belgrado causando tre giornalisti morti e una crisi diplomatica con il paese orientale, si pensava che da quell'edificio partissero gli ordini di Akan per le sue tigri in Kosovo...

Il 15 gennaio del 2000, dentro il lussuoso Intercontinental Hotel di Belgrado, il giovane Dobrosav Gavric arriva alle spalle di Arkan e fa fuoco con la sua pistola: nonostante una corsa disperata in ospedale, Raznatovic muore tra le braccia della moglie. Rimangono ancora oscuri i motivi del suo assassinio: sicuramente il suo stile di vita lussuoso attirava molte attenzioni, ma l'invidia per le sue ricchezze non sembra proprio il motivo della sua morte. Si è parlato di un contrasto col figlio di Slobodan Milosevic, di un complotto interno al suo gruppo, di legami con la mafia serba, ma probabilmente non si giungerà mai ad una versione definitiva.
Sepolto con onori militari con 20.000 persone che assistono al suo funerale.
Pochi giorni dopo, nella curva Nord degli ultras della Lazio, compare questo striscione:

Il giocatore croato Alen Boksic avrebbe smesso di giocare se avesse visto lo striscione esposto durante la partita: "Sto male, molto male. Sono amareggiato e deluso anche perchè quella scritta viene dai miei tifosi. Hanno reso onore a quello che tutto il mondo considera un criminale di guerra contro il mio popolo. Davvero non si rendono conto di quello che fanno".


Fonti: East Journal - Wikipedia

venerdì 17 ottobre 2014

I balcani, il calcio e la politica (1/3)

Mai un momento di tranquillità, quando si parla di Serbia, figuriamoci poi quando si giocano le partite ad alto rischio come quelle contro i rivali della Croazia o dell'Albania: e proprio durante una partita con questi ultimi, a partita in corso un drone ha cominciato a sorvolare lo stadio con una bandiera albanese con una scritta inneggiante al Kosovo libero; il Kosovo è uno stato indipendente a maggioranza albanese, ma la Serbia tuttora si rifiuta di riconoscere la sua indipendenza... Il drone si abbassa sempre di più fino a quando la bandiera non è stata ovviamente strappata dal serbo Mitrovic che è stato (altrettanto ovviamente) accerchiato dai giocatori albanesi: è nata una rissa gigantesca, la partita è stata sospesa, il C.T. italiano dell'Albania Gianni De Biasi che accusa la polizia serba di scarsa protezione e si è perfino rivisto sul campo il simpatico Ivan Bogdanov detto Ivan il terribile, che quando c'è di mezzo una guerriglia non può proprio mancare.

Una storia travagliata, quella della Serbia e in generale quella della penisola balcanica. Andando indietro di 24 anni, una storia simile. C'era ancora la Jugoslavia, ma stava per scomparire. Troppo profondi i contrasti, le incomprensioni...
13 maggio 1990. E' in programma una partita di calcio, ma l'imponente numero di forze dell'ordine allertate fanno pensare che quella tra i padroni di casa della Dinamo Zagabria e la Stella Rossa Belgrado sia qualcosa di più di una partita, qualcosa di molto più serio. Giusto sei giorni prima, si erano tenute le prime elezioni libere in Croazia che avevano visto trionfare il partito indipendentista del futuro presidente Tudjman, in netta contrapposizione con la Serbia guidata da un leader altrettanto nazionalista ed estremista come Slobodan Milosevic. Si teme che la partita sia l'occasione per gli indipendentisti croati per far valere il risultato elettorale, magari anche con l'uso della forza;  Lo scontro tra le due squadre diventa anche lo scontro tra due tifoserie particolarmente violente: gli ultras della Dinamo, i Bad Blue Boys, contrapposti ai Delije (eroi) serbi, guidati da un tale Zeljko Raznjatovic; in guerra si segnalerà come uno dei più spietati criminali, autore di razzie e genocidi di massa, diventerà famoso con il nome di comandante Arkan, e i suoi fedelissimi vengono chiamati "tigri". Il maresciallo Tito era morto dieci anni prima e la "sua" Jugoslavia si stava disgregando lentamente ma inesorabilmente e le spinte indipendentiste che si credevano esaurite stanno per tornare più dirompenti che mai.

Facciamo un piccolo passo indietro; già l'anno prima (19 marzo 1989), una vittoria della Dinamo Zagabria sul campo del Partizan Belgrado aveva mostrato preoccupanti avvisaglie: i croati salutano la vittoria con lancio di petardi, bengala e fumogeni, i serbi risposero con una sassaiola, fino a quando il tutto non degenera in una guerriglia urbana, con cori nazionalistici in sottofondo.

La partita sportivamente non ha più nulla da dire, la Stella Rossa si è già laureata campione e la Dinamo Zagabria è sicura del secondo posto. Ma lo sport in questa giornata di maggio centra poco. Arkan arriva a Zagabria e subito inizia la sua opera di distruzione, a partire dal treno sul quale viaggiano per arrivare allo stadio. Quando le tigri entrano allo stadio, lo stadio Maksimir è una bolgia, i cori e le offese contro i serbi non si contano, ma questi ultimi non stano certo a guardare e rispondono con lo slogan "Zagabria è Serbia"; il clima è incandescente e quando i Delije cominciano a sfasciare i pannelli pubblicitari, a lanciare seggiolini in campo e a massacrare i pochi tifosi della Dinamo che hanno provato ad affrontarli nelle tribune adiacenti, è il segnale che la bomba può esplodere. Gli ultras croati cercavano solo un pretesto per entrare in azione e imbufaliti per il mancato intervento della polizia (in maggioranza serba), cominciano a sfondare i cancelli per andare allo scontro frontale; ma i poliziotti questa volta intervengono e rispondono ai lanci di pietre con manganelli e gas lacrimogeni. I pompieri cercano di disperdere i BBB croati con i getti d'acqua, mentre scoppiano dei tafferugli anche nelle zone adiacenti allo stadio.
Di pallone se ne parla magari un'altra volta, la partita è ovviamente sospesa, anzi non è nemmeno cominciata. Ma quando scoppiano i disordini, qualche giocatore della Dinamo si trova sul terreno di gioco. Sebbene abbia solo 21 anni, Zvonomir Boban è il capitano della squadra di Zagabria, merito del suo talento e di un caratterino da prendere con le molle. In qualità di capitano, anche lui si ritrova sul campo per tentare di calmare gli animi, ma il compito non è per niente facile. Per difendere un giovane tifoso della Dinamo, il giovane calciatore sferra un calcio volante ad uno degli agenti, ecco il racconto dello stesso Boban: "Ho reagito ad una grande ingiustizia, così chiara che uno non poteva rimanere indifferente...'State massacrando dei bambini', gridai...Il poliziotto mi colpì due volte urlando: 'Brutto figlio di puttana. Sei come tutti gli altri!' A quel punto ebbi una reazione d'istinto. Gli fratturai la mascella con una ginocchiata".

La foto è diventata un simbolo, molti considerano quel momento come l'inizio della guerra. Addirittura venne eretto un monumento davanti allo stadio di Zagabria: "Ai sostenitori della squadra che sui questo terreno iniziarono la guerra contro la Serbia il 13 maggio 1990". Un simbolo, qualcosa da ricordare (per i croati), qualcosa da dimenticare (per i serbi). Solo tempo dopo, venne rintracciato il poliziotto aggredito da Boban, che non è serbo bensì un bosniaco mussulmano (una delle razze più perseguitate durante la guerra), che in seguito perdonò il gesto di Boban perché "erano giorni in cui le persone parevano cieche". Il giocatore rischiò anche l'arresto, ma alla fine arrivò "solo" una squalifica che tuttavia gli impedì di partecipare ai Mondiali di Italia '90 l'estate successiva.
Il 26 settembre 1990, prima giornata dell'ultimo campionato jugoslavo della storia, vede in programma Partizan Belgrado - Hajduk Spalato. Il Partizan segna due reti e a quel punto, gli ultras croati invadono il campo chiedendo la nascita della federazione croata di calcio e riescono ad ammainare la bandiera jugoslava, issando quella croata. Nel giugno 1991 Slovenia e Croazia dichiarano la loro indipendenza rendendo esplicito un conflitto che covava sotto la cenere già da diversi anni, come gli episodi legati al calcio hanno dimostrato.

Il primo incontro dopo la fine della guerra tra Serbia (che allora si chiamava ancora Jugoslavia) e Croazia avvenne il 18 agosto 1999. Si gioca al Marakana di Belgrado, casa della Stella Rossa. Non si verificarono episodi di violenza, c'è stato un black out di qualche minuto all'inizio del secondo tempo e come ricorda il difensore Slaven Bilic (futuro C.T. croato) "l'unica cosa che si vedeva erano i puntatori a infrarossi dei fucili dei cecchini"; quando risuonò nello stadio l'inno croato, mentre i giocatori cantavano abbracciati, i cinquantamila spettatori serbi presenti alzarono tutti il dito medio. Troppo recenti le ferite della guerra per far finta di niente...

(Fonti: SportVintage - East Journal)

giovedì 9 ottobre 2014

COPPIE MAGICHE - Thierry Henry & David Trezeguet

Una delle coppie gol meglio combinate della storia del calcio. Thierry Henry e David Trezeguet hanno rappresentato l'accoppiata ideale per gli allenatori: tecnico, veloce e capace di spaziare su tutto il campo il primo, micidiale colpitore di testa e killer dell'area di rigore il secondo.

Henry venne lanciato giovanissimo (appena diciasettenne) nella stagione 1994 da Arsène Wenger che poi sarà ben felice di acquistarlo cinque anni dopo per portarselo all'Arsenal;
Trezeguet, è figlio dell'ex difensore argentino Jorge, che spese tre anni della sua carriera in Francia a Rouen (città dove nacque il figlio David nel 1977). Inizia a giocare nel paese natio del padre per la squadra argentina del Platense, salvo poi ritornare in Francia nel 1995 paese che poi deciderà di rappresentare declinando la proposta della federazione argentina. Per anni sono stati l'inamovibile coppia titolare della nazionale francese...



Insieme vincono due titoli nel 1997 e nel 2000, riportando il Monaco tra le grandi del campionato francese. Curiosamente tutti e due, dopo la comune esperienza nel Principato, vennero acquistati dalla Juventus ma con un percorso totalmente diverso; Henry viene ricordato come una delle più grandi beffe della storia bianconera, una mezza stagione da oggetto misterioso e schierato spesso fuori ruolo dall'allenatore Carlo Ancelotti, prima di essere venduto all'Arsenal dove giocherà...benino (228 gol in 377 presenze). Trezeguet venne acquistato nell'estate 2000 quando solamente pochi giorni prima aveva regalato alla Francia il titolo europeo con il primo (e per fortuna unico) caso di "golden goal" proprio contro l'Italia. Arrivato con numeri migliori di quelli di Henry, ha vinto le iniziali diffidenze dell'ambiente (si temeva un Henry 2, ovvero un altro oggetto misterioso) diventando il migliore marcatore straniero nella storia del club con 171 reti...

sabato 6 settembre 2014

Bentornato Empoli! (3/3)

Dopo la prima e la seconda puntata, arriviamo agli anni più recenti...

Ighli Vannucchi
Il ritorno in serie A avviene nella stagione 2002-03; le partenze dell'autraliano Mark Bresciano al Parma e di Massimo Maccarone al Middlesbrough sono una manna per le casse societarie, ma bisogna pur sempre affrontare una stagione difficile. A garantire la salvezza della squadra ci pensa Antonio Di Natale, un giocatore che il campionato italiano imparerà a conoscere molto bene...13 gol al suo esordio in serie A, ben aiutato da un giovane Tommaso Rocchi (6 reti); ma più in generale funziona tutta la squadra, ben orchestrata dal vulcanico allenatore Silvio Baldini.
Con lui si esprimono al meglio anche giocatori come Ighli Vannucchi, Francesco Tavano e Antonio Buscé; molto importanti anche Vincenzo Grella, infaticabile australiano del centrocampo e la difesa con Manuel Belleri, Andrea Cupi e la coppia centrale Stefano Lucchini e Francesco Pratali con Gianluca Atzori rincalzo di esperienza. Alla fine arriva un 12° posto e gli applausi di pubblico e critica. Dopo la retrocessione dell'anno successivo e la promozione nel 2004-05, il biennio successivo è quello con i risultati migliori per la squadra: arrivano un 8° e 7° posto, oltre al lancio di alcuni giocatori molto interessanti; a Empoli ci sono tutte le premesse per fare bene e i giovani possono crescere senza troppe preoccupazioni. E così Sergio Almiron, Andrea Coda, Francesco Lodi, Nicola Pozzi e Andrea Raggi sono alcuni dei giocatori che insieme ai soliti veterani spingono la squadra toscana in posizioni di classifica impensabili. Purtroppo non è sempre facile costruire una squadra competitiva ogni anno e non basta l'entusiasmo di giovani come Sebastian Giovinco, Claudio Marchisio e Ignazio Abate per raggiungere la salvezza: dopo tre stagioni in serie A l'Empoli retrocede; sfortunata anche la partecipazione in coppa UEFA: dopo la vittoria per 2-1 in casa contro lo Zurigo, al ritorno in Svizzera l'Empoli viene travolto per 3-0 anche perché l'allenatore Gigi Cagni decise di schierare le riserve per le partite europee...

In tanti sono quelli che dopo qualche buona stagione ad Empoli, hanno accettato il trasferimento in altre realtà sicuramente più prestigiose, anche se poi il rendimento non sempre è stato all'altezza delle aspettative.
Di Natale è un po' l'eccezione che conferma la regola. Anche Max Tonetto ha ottenuto ottimi risultati lontano da Empoli: acquistato dal Milan e poi girato in prestito al Bologna, è rimasto per quattro anni a Lecce e un biennio spettacolare con Novellino alla Sampdoria che gli è valso la chiamata della Roma (dove ha ritrovato il suo maestro Spalletti) e l'esordio in Nazionale a 32 anni!
Ad esempio non sono riusciti a sfondare del tutto Carmine Esposito (sporadiche apparizioni tra Fiorentina, Sampdoria e Vicenza), Fabrizio Ficini (Sampdoria e Fiorentina prima di tornare e chiudere all'Empoli), Giovanni Martusciello (Genoa e Palermo in una stagione, poi Cittadella e Catania si serie B e la chiusura dopo qualche anno in C). Cribari venne acquistato dall'Udinese nel 2004, ma un grave infortunio bloccò l'ascesa della sua carriera che nonostante tutto l'ha visto indossare le maglie di Lazio (per cinque stagioni) e brevemente anche del Napoli. Marco Roccati aveva esordito da titolare alla grande, parando un rigore di uno dei migliori specialisti come Beppe Signori; venne acquistato dal Bologna che continuava a girarlo in prestito (Perugia, Pistoiese), poi Dundee Utd. (Scozia), Napoli, Ancona...il non riuscire mai a trovare una certa stabilità ha influito negativamente sulla sua parabola calcistica.
Già dal look si capiva che non sarebbe andata bene a Valencia
Emblematico poi il caso di Francesco Tavano: dopo ottime stagioni con l'Empoli, nel 2006 viene acquistato dal Valencia; si rivelò uno dei peggiori affari mai fatti dalla società spagnola, solo sei presenze in totale durante la parentesi spagnola...Il ritorno in Italia, tra Roma e Livorno non è entusiasmante, solo quando ritorna ad Empoli Tavano si è espresso al meglio, superando anche il traguardo delle 100 reti in serie B e con la maglia biancoazzurra, è anche il miglior marcatore nella storia della società, scavalcato Carlo Castellani giocatore che da il nome allo stadio cittadino e che morì deportato a Mathausen nel 1944 in quanto sospettato di appartenere alla Resistenza...

mercoledì 3 settembre 2014

Bentornato Empoli (2/3)

Fabrizio Ficini
Seconda puntata della storia dell'Empoli...la prima l'avete letta vero?

Nel 1996-97 Luciano Spalletti porta la squadra al secondo posto del campionato di serie B e l'anno successivo è di nuovo massima serie! Un gioco spumeggiante come d'abitudine del tecnico e tanti giocatori motivati. Bomber stagionale con 14 reti il napoletano Carmine Esposito che dopo l'Empoli ha giocato con Fiorentina, Sampdoria e Vicenza; in rosa giocatori molto interessanti per questo blog come Alessandro Pane e Fabrizio Ficini le due colonne del centrocampo che diventeranno veri simboli della squadra, così come il difensore Daniele Baldini. In porta il talentuoso Marco Roccati che si alternava con Angelo Pagotto, in difesa sono fondamentali i due esterni Max Tonetto e Raffaele Ametrano mentre a centrocampo c'è ancora Pier Paolo Bisoli a lottare. Spettacolare l'attacco, reparto sempre molto curato da Spalletti: il contributo offerto da Massimiliano Cappellini, Matjaz Florijancic (in precedenza giocatore importante della Cremonese) e Giovanni Martusciello (esploso dopo lunghi trascorsi in serie C nell'Ischiese) è fondamentale per la salvezza! Da segnalare anche un giocatore promettente come Binho: brasiliano, fratello maggiore del più famoso Emilson Cribari, si fece notare alla sua stagione d'esordio con una grande marcatura su Ronaldo, fenomeno dell'Inter! Un giocatore che avrebbe potuto fare una carriera migliore con un pizzico di fortuna in più; la scelta di lasciare Empoli per seguire il suo maestro Corrado Orrico alla Lucchese in C1 non gli ha certamente giovato, anche perché complici i tanti infortuni non è più riuscito a riemergere ai livelli più alti. In squadra riesce anche a fare una breve comparsata la Vipera, al secolo Salvatore Mastronunzio classico bomber di categoria che non è mai riuscito a sfondare in serie A!

La stagione successiva (1998-99) si rivelerà disastrosa per la squadra che aveva confermato il blocco dell'anno prima più qualche giovane di belle speranze come Marco Marchionni e Marcelo Zalayeta, purtroppo inutili per salvare la squadra dalla retrocessione. Sotto la guida di Mauro Sandreani prima e di Corrado Orrico poi, l'Empoli finisce 18° e torna in serie B....

lunedì 1 settembre 2014

Bentornato Empoli! (1/3)

Ci sono società che mi stanno simpatiche istintivamente. Non nascondo che l'Empoli rientra sicuramente in questa categoria. Piccola cittadina toscana di meno di 50.000 abitanti poco distante da Firenze, ha sempre militato nelle categorie inferiori fino a metà degli anni 80.

Un giovane Walter Mazzarri
La prima promozione in serie A risale alla stagione 85-86: la squadra allenata da Gaetano Salvemini chiude al quarto posto grazie alle reti di Luca Cecconi, ma il Vicenza vede la sua promozione revocata, visto che la squadra era implicata nello scandalo del "Totonero" (venne coinvolta nella vicenda tra le altre squadre anche la Lazio, che comincerà la stagione successiva con la penalizzazione di -9 riuscendo comunque a salvarsi, un'impresa ancora ricordata dai tifosi laziali), quindi l'Empoli viene ripescata ed insieme ad Ascoli e Brescia disputerà la stagione successiva in serie A. Prima stagione nel massimo campionato e l'esordio è clamoroso: battuta l'Inter di Trapattoni (e Altobelli, Rummenigge, Tardelli ecc) per 1-0, gol del talentuoso Marco Osio (che l'anno successivo verrà acquistato dal Parma) e 0-1 in casa dell'Ascoli; la terza giornata si scontrano le due capoliste, Juventus ed Empoli in casa di questi ultimi: la partita è combattuta, ma alla fine la spuntano i bianconeri con un gol di Sergio Brio nel secondo tempo. Sarà la prima di sei sconfitte consecutive, prima di una vittoria scaccia crisi contro il Verona (sempre per 1-0); dopo la serie negativa l'Empoli manterrà l'imbattibilità casalinga fino al penultimo turno imponendo il pareggio a squadre come la Fiorentina, la Sampdoria di Vialli e Mancini e al Napoli di Maradona che quell'anno vincerà lo scudetto!
Tra le fila dell'Empoli troviamo il centrocampista Walter Mazzarri, il difensore Massimo Brambati (a fine carriera dirigente poi commentatore TV), il già citato Marco Osio e l'attaccante Francesco Baiano in prestito dal Napoli. Pochissime le reti realizzate dalla squadra, solo 13 in 30 partite ma l'Empoli raggiunse ugualmente la salvezza all'ultima giornata con la vittoria a Como grazie ancora ad una rete di Osio!
Capocannoniere della squadra? Lo svedese Johnny Ekström con l'imbarazzante cifra di tre reti, acquistato durante la sessione invernale del mercato dall'IFK Göterborg (arrivò dall'Arezzo un giovane che avrebbe poi fatto strada, un certo Amedeo Carboni...). Merita un piccolo approfondimento la parabola calcistica di Ekström: classe 1965, sbarca in Italia ad appena 21 anni, lasciando intravvedere ottime qualità. Dopo il primo anno chiuso con tre gol, c'è un lieve miglioramento la stagione successiva (5 gol) ma ancora insufficienti per dimostrare di essere un bomber di razza...Tra i momenti da ricordare c'è sicuramente la vittoria alla seconda giornata di campionato in casa contro la Juventus, regolata per 1-0 grazie ad un diagonale imprendibile proprio dello svedese! Ma quello rimane uno dei pochi acuti (individuali e di squadra) della stagione, infatti arriva la retrocessione; Ekström venne poi ingaggiato dal Bayern Monaco, con cui realizzò 7 gol, per poi giocare a Cannes in Francia e di nuovo in patria con l'IFK. Nel 1993-94 il ritorno in Italia con la maglia della Reggiana: 9 presenze e una sola rete. Una curiosità: anche per la Reggiana era la prima stagione in serie A, ma contrariamente a quanto fece l'Empoli qualche anno prima, non riuscì a salvarsi...